Accessibilità: nuovo anno, nuove regole

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Cosa cambia nel 2025 per i siti web italiani? Facciamo il punto sulla nuova normativa 

La premessa ha un nome istituzionale: European Accessibility Act (EAA o Direttiva 2019/882). Si tratta di una direttiva emanata nel 2019 a livello europeo e recepita entro il 2022 da tutti gli Stati membri che ha stabilito i requisiti di accessibilità che i prodotti e servizi dovranno avere per essere introdotti nel mercato a partire da giugno 2025.

Ciascun Paese ha infatti attuato il provvedimento europeo emanando un decreto specifico che regolamenta sul proprio territorio come vengono applicati gli obblighi, quali sono i requisiti di accessibilità per le diverse tipologie di prodotto e servizio, chi si occuperà della vigilanza sull’applicazione delle norme e quali sono le conseguenze in caso di inadempienza. Per l’Italia il riferimento è il Decreto Legislativo 27 maggio 2022, n. 82.

Un cambio di prospettiva: focus su prodotti e servizi

A differenza delle normative precedenti, che si rivolgevano principalmente a specifici soggetti (come enti pubblici o grandi aziende), l’EAA ha spostato il focus sulle tipologie di prodotti e servizi, compresi quelli digitali. 

Questo significa che l’obbligo di garantire l’accessibilità si estende a un numero maggiore di operatori economici: fabbricanti di prodotti e loro rappresentanti autorizzati, fornitori di servizi, importatori e distributori, ecc. Rispetto alle normative in essere, da giugno 2025 saranno dunque coinvolte in prima linea anche le web agencies così come le imprese e i professionisti che operano nel digitale e che offrono servizi web.

In Italia l’impatto delle nuove regole ha qualcosa di epocale. Se dal 2020 la normativa includeva soltanto gli enti pubblici e le aziende private con un fatturato superiore ai 500 milioni di euro, da quest’anno tutti i prodotti e servizi dovranno avere i requisiti di accessibilità previsti dalla normativa. Ma soprattutto, cambia completamente il punto di vista. Molto semplicemente, si afferma senza se e senza ma che d’ora in poi prodotti e servizi dovranno essere rivolti a tuttə, comprese le persone con disabilità.

Sagome di carta ritagliate di una famiglia in cui una persona è in carrozzina

L’accessibilità nel web e nell’offerta di siti

In Europa circa una persona su quattro convive con una qualche forma di disabilità (dati Eurostat). Garantire l’accessibilità anche per la navigazione sul web non è solo un obbligo di legge. Io e Anna pensiamo che sia innanzitutto un dovere morale, specie per chi lavora in ambito digitale e può fare la differenza.  Inoltre, non va dimenticato che l’accessibilità è anche un’opportunità per ampliare il pubblico: abbattendo le barriere digitali si raggiunge un segmento di mercato tutto nuovo, diversificato e spesso trascurato. Ma c’è di più: creare contenuti digitali accessibili migliora l’esperienza d’uso di tuttə e può influire positivamente sul posizionamento nei motori di ricerca, aumentando la visibilità di un sito. 

persona non vedente attraversa la strada sulle strisce pedonali con un bastone per ciechi

L’adozione di soluzioni accessibili è una sfida che noi di WAY affrontiamo da tempo, indipendentemente dagli obblighi di legge. È una questione deontologica, direi quasi connaturata con il nostro modus operandi. Ecco perché la nuova normativa non solo non ci coglie di sorpresa, ma ci offre una ragione ancora più forte per sensibilizzare clienti e stakeholder sul tema. E tutto questo senza dimenticare il business: ogni passo in avanti verso l’accessibilità concorre infatti al miglioramento della competitività nel mercato digitale. In un mondo in cui l’accessibilità non è ancora la regola, ma l’eccezione, i siti più inclusivi hanno più probabilità di spiccare, di ottenere visibilità e di essere premiati dalla SEO.

Una precisazione necessaria: cosa si intende per accessibilità?

L’argomento ci sta a cuore da molto prima della nuova architettura normativa. Anzi, l’accessibilità era e continua a essere per noi tra i 10 fondamentali per un sito web che funzioni. 

In un post di giugno 2024 avevamo poi parlato più ampiamente di come si possono creare esperienze digitali inclusive e accoglienti. 

Per accessibilità, scrivevamo, si intende “la realizzazione o la trasformazione di processi che hanno l’obiettivo di rimuovere tutte le barriere che impediscono l’accesso e l’utilizzo dei siti web agli utenti con disabilità.

“Parliamo da anni di barriere architettoniche: anche nel mondo digitale esistono barriere visive e strutturali da evitare. Se nel mondo reale troviamo scale o gradini che impediscono l’accesso a una carrozzina, nel web potremmo imbatterci in siti web con temi poco leggibili da persone affette da forme di disabilità visiva. 

Per esempio, se devi progettare dei grafici per comunicare dati percentuali relativi ai tuoi prodotti o servizi, devi fare in modo che i colori utilizzati possano essere interpretati correttamente dagli ipovedenti e dai daltonici. Non solo: ricordati sempre, quando carichi immagini sul tuo sito, di inserire un testo descrittivo della foto nella sezione ALT text, che viene letta dai lettori digitali per le persone cieche”.

Una ragazza bendata cammina per simulare le difficoltà di una persona non vedente

Accessibilità digitale: cosa cambia per i siti web italiani?

Ora che abbiamo introdotto la norma e i confini dell’accessibilità dei prodotti e servizi – siti web compresi – proviamo a fare il punto su cosa cambia operativamente per le aziende e per la Pubblica Amministrazione.

Estensione degli obblighi al settore privato

Come ho già scritto sopra, l’accessibilità digitale non sarà più un obbligo esclusivo per il settore pubblico e per le imprese private con fatturato medio superiore a cinquecento milioni di euro. Da giugno di quest’anno tutte le aziende private dovranno adeguarsi, garantendo che prodotti e servizi digitali, come siti web, app mobili, e-book, piattaforme e-commerce, servizi bancari online e terminali self-service, siano accessibili alle persone con disabilità.

Requisiti specifici per prodotti e servizi

Tutti i prodotti e servizi immessi sul mercato dopo il 28 giugno 2025 dovranno rispettare standard di accessibilità definiti dall’EAA. Questo garantirà che siano fruibili da utenti con diverse abilità. 

Per i prodotti digitali sarà necessario ottenere il marchio CE e una dichiarazione UE di conformità, a conferma che rispettano i criteri di accessibilità richiesti. Anche i servizi digitali dovranno essere sottoposti a monitoraggi regolari per assicurare il rispetto continuo delle normative. Tutti i prodotti e servizi immessi sul mercato dopo il 28 giugno 2025 dovranno rispettare standard di accessibilità definiti dall’EAA. Questo garantirà che siano fruibili da utenti con diverse abilità. 

Obblighi e sanzioni

Come abbiamo visto, il nuovo provvedimento europeo sull’accessibilità coinvolge non solo i fabbricanti e i fornitori, ma anche distributori e importatori, ognuno con responsabilità specifiche. Prodotti e servizi dovranno rispettare i requisiti di accessibilità definiti per ciascuna categoria, specificati nei relativi allegati del provvedimento.

Conformità e Certificazione. Prima di essere immessi sul mercato, i prodotti fabbricati o importati devono essere validati e certificati. Questo processo garantisce il rispetto dei criteri di accessibilità, permettendo l’applicazione del marchio CE e la stesura della dichiarazione UE di conformità. I servizi, invece, devono essere costantemente monitorati per assicurare il rispetto dei requisiti e, in caso di non conformità, devono essere adeguati.

Il decreto prevede anche eccezioni legate al concetto di “onere sproporzionato”, che esclude dall’obbligo di accessibilità i soggetti impossibilitati a garantirla per motivi giustificabili.

Non Conformità: procedure e sanzioni.  La verifica della conformità spetta a due enti principali:

  • il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) contolla i prodotti “fisici”. In caso di irregolarità, l’operatore economico (ad esempio, il fabbricante) ha un termine per adeguarsi. Se non adotta misure correttive nei tempi stabiliti, il Ministero può ordinare il ritiro del prodotto dal mercato;
  • l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) supervisiona i servizi digitali. In caso di non conformità, l’operatore ha un periodo per intervenire. Se le misure correttive non vengono attuate, l’AgID può imporre l’oscuramento del servizio o la rimozione dell’applicazione mobile dagli store.

Le sanzioni per mancata conformità variano da 2.500 a 40.000 euro, a seconda del tipo di violazione, del numero di prodotti o servizi coinvolti e dell’entità degli utenti interessati. Per le grandi imprese private si applicano ulteriori disposizioni specifiche previste da decreti dedicati.

Google e l’Accessibility Discovery Center di Milano

Il percorso verso l’inclusione digitale e l’applicazione delle nuove norme trovano un importante alleato nel nuovo Accessibility Discovery Center recentemente inaugurato da Google a Milano. Si tratta di un centro all’avanguardia unico in Italia e il sesto a livello globale. Il suo obiettivo è quello di sensibilizzare il pubblico sul tema dell’accessibilità e per promuovere soluzioni tecnologiche innovative che migliorino la vita delle persone con disabilità.

All’interno del centro, i visitatori possono partecipare a workshop interattivi, tour guidati e dimostrazioni pratiche di tecnologie assistive. Tra le soluzioni più avanzate figurano Live Transcribe, un’applicazione che trascrive il parlato in tempo reale per supportare le persone con disabilità uditiva, e Guided Frame, una funzione progettata per aiutare chi ha disabilità visive a utilizzare al meglio le fotocamere dei dispositivi.

nuovo centro per l'accessibilità aperto da Google a Milano

Il centro non si limita alle soluzioni pratiche per la vita quotidiana: include anche videogiochi adattati alle esigenze di utenti con disabilità, grazie a tecnologie che rendono l’esperienza di gioco più inclusiva. L’Accessibility Discovery Center si pone così come un hub di innovazione e consapevolezza, promuovendo l’accessibilità come elemento centrale del futuro tecnologico.

Verso un mondo digitale più inclusivo

In sintesi: il panorama normativo sull’accessibilità sta vivendo una trasformazione di grande portata, che amplia sia il numero di prodotti e servizi che dovranno rispettare i requisiti, sia la platea dei soggetti coinvolti. 

Se finora le normative si applicavano principalmente a Pubbliche Amministrazioni e grandi imprese, a partire dal 2025 e nei prossimi anni queste estenderanno gradualmente la loro portata a una gamma più ampia di operatori.

Il primo termine per l’adeguamento è fissato a giugno 2025. Anche se alcune disposizioni transitorie potranno spostare ulteriormente l’obbligo per alcuni servizi, questo è il momento per intervenire e per (ri)pensare seriamente all’accessibilità del proprio sito e dei propri spazi web. 

Come web agency e per la nostra esperienza, intervenire ex post su servizi già esistenti è più complesso (e a volte anche più oneroso) rispetto a progettare nuovi servizi seguendo i principi dell’accessibilità fin dalle prime fasi.

Gruppo di ragazzi seduti a un tavolo. Una ragazza è seduta su una carrozzina.

Progettare ex novo un sito accessibile anticipando i requisiti di legge offre vantaggi significativi. Innanzi tutto consente di migliorare da subito l’esperienza di navigazione di tuttə, non solo delle persone con disabilità. Per un brand o un’azienda, poi, rappresenta una scelta strategica che conferisce più valore al sito stesso ed evita il rischio di costose revisioni future. Insomma, per come la vediamo noi, investire in accessibilità non serve soltanto per mettersi in regola con le nuove norme, ma rappresenta un’opportunità unica. 

Vuoi saperne di più? Stai pensando di progettare un sito e vuoi farlo al meglio e in modo più inclusivo e rispettoso? Contattaci per una consulenza!

Immagine di Alessandro
Alessandro
Founder di WAY e web designer esperto
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