AI e SEO: la rivoluzione digitale nelle ottimizzazioni dei motori di ricerca

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Da Google Gemini a Chat GPT, l’intelligenza artificiale sta riscrivendo le regole della SEO?

L’intelligenza artificiale ha rivoluzionato molteplici settori, e il mondo del digital marketing non fa eccezione. Un mondo complesso e in continua evoluzione, ma che ancora si basa su determinate certezze. La certezza in questione che analizzeremo in questo articolo si chiama SEO, acronimo che sta per Search Engine Optimization.

In breve, la SEO mira a migliorare la visibilità di un sito web nei risultati dei motori di ricerca, ed è quindi fondamentale per attirare traffico organico e potenziali clienti. Più è alto il ranking del tuo sito per la SERP di Google (la Search Engine Results Pages, ovvero le pagine dei risultati che scorri dopo una ricerca), maggiore visibilità avrà il tuo brand.

L’AI offre nuove opportunità per analizzare dati complessi, comprendere meglio le query degli utenti e creare contenuti ottimizzati. Tutte pratiche che, se ci pensi, hanno molto a che fare con la SEO.

In questo articolo, esploreremo proprio come (e se) l’AI stia trasformando la SEO e quale potrebbe essere il futuro che ci aspetta. 

Non ho nessuna sfera di cristallo: proverò semplicemente a fare più chiarezza sui cambiamenti in atto, su come viene e verrà utilizzata l’intelligenza artificiale e su quale approccio possiamo adottare per restare competitivi e al passo coi tempi, senza necessariamente essere fagocitati dall’AI.

Partiamo da una domanda: di solito, cosa chiediamo all’intelligenza artificiale? Come utilizziamo, da utenti, strumenti come ChatGPT?

SEO e intelligenza artificiale: una mano tiene uno smartphone e lo schermo mostra una conversazione con chat Gpt

Un’ottima analisi la fornisce l’articolo “How People Are Really Using GenAI” dell’Harvard Business Review, che individua le principali categorie di utilizzo dei tool di intelligenza artificiale. In cima alla classifica stilata abbiamo:

  • trovare idee: negli ambienti professionali, l’AI sta diventando uno strumento essenziale per fare brainstorming. Anziché chiedere aiuto a un collega, interroghiamo l’oracolo ChatGPT alla ricerca di idee su uno specifico argomento, scalette, punti fondamentali da affrontare. Ciò che l’AI ci restituisce può essere una buona base per esplorare aspetti che non avevamo considerato in partenza;
  • editing dei testi: una pratica comune è anche quella di copia-incollare intere pagine di testo, chiedendo all’AI di tradurle in un’altra lingua o più semplicemente di fare un check alla ricerca di refusi, informazioni non corrette, fallacie logiche; una sorta di correzione di bozze automatica;
  • scrittura di email: a proposito di bozze, chi per lavoro deve inviare una grande quantità di email quotidiane può sicuramente risparmiare tempo richiedendo all’AI di impostare i messaggi da inviare. Lo si può fare indicando un TOV da adottare, più o meno formale in base alle esigenze; 
  • ricerche specifiche: in questo caso, ChatGPT diventa una memoria storica collettiva, un magazzino di informazioni perfettamente ordinate. Possiamo cercare e ottenere risposte molto mirate. Ti faccio un esempio: ho appena chiesto a ChatGPT “Come si chiama quel cartone animato giapponese che andava in onda su Italia1 con protagonista un’anziana signora che si rimpiccioliva?” e ho ottenuto una risposta precisa (se vuoi scoprire quale sia, ti consiglio di leggere l’articolo fino alla fine!).

Ecco quindi che, rispetto all’ultimo punto, l’intelligenza artificiale si pone come un vero e proprio sostituto di un motore di ricerca. Non sorprende che, notizia di pochi giorni fa, OpenAI sia al lavoro per una nuova versione di ChatGPT che abbia funzionalità analoghe a un motore di ricerca, in grado di fornire riassunti e contenuti multimediali ai risultati delle ricerche.

Lo so, lo stai pensando anche tu: ma allora che fine faranno i motori di ricerca come Google?

Ricerche e keywords: intelligenza artificiale VS Google

I motori di ricerca come Google stanno integrando sempre più l’AI per migliorare l’accuratezza e la pertinenza dei risultati di ricerca.

Un esempio di questa evoluzione è Google Gemini, che utilizza l’intelligenza artificiale per comprendere meglio il contesto delle query degli utenti. Gemini è stato lanciato lo scorso dicembre 2023, e, come titola questo articolo di Wired, è la risposta di Google a ChatGPT, con grandi potenzialità anche in ambito immagini, video e audio oltre ai testi.

Restando in casa Google, e cercando di andare più a fondo della questione SEO, non possiamo che menzionare l’algoritmo BERT (Bidirectional Encoder Representations from Transformers) progettato qualche anno fa per migliorare la comprensione del linguaggio naturale tenendo conto di tutte le sfumature linguistiche e contenutistiche di una query.

Da BERT a Google Gemini, possiamo evincere come il futuro della ricerca online- e di conseguenza della SEO – stia diventando più complesso e “discorsivo”.
La recente evoluzione SEO dalle ricerche basate su short tail keywords, ovvero poche parole chiave abbastanza generiche (Pizzeria Milano), alle long tail keywords, cioè query più lunghe e complesse (Pizzeria gourmet con lievito madre a Milano centro), ha permesso di intercettare ancora meglio il proprio target di riferimento. Con l’AI, si fa un passaggio ulteriore.

La grande differenza è che l’intelligenza artificiale non si limita ad aiutare nella ricerca di parole chiave o rispondere a query mirate. Gli strumenti di AI sono anche fondamentali per la creazione stessa di contenuti ottimizzati. Come abbiamo visto prima, possono generare idee per i contenuti, suggerire miglioramenti e persino scrivere articoli completi.

SEO: un campo di ricerca mostra la parole SEO e una mano scala un grafico per indicare la scalata nelle serp di google

Creazione dei contenuti: come utilizzare l’AI per migliorare il posizionamento SEO

Negli ultimi tempi si parla molto di “elaborazione del linguaggio naturale”, in inglese Natural Language Processing – NLP. L’NLP si focalizza sull’analisi di testi e parlato per comprendere e interpretare il linguaggio umano in maniera che sia utile per le macchine. Il processo include il riconoscimento vocale e l’analisi di testi attraverso vari livelli linguistici. Questo consente di realizzare diverse operazioni, come la traduzione, la sintesi e l’analisi del sentiment di un testo. Si tratta di una tecnica già utilizzata da tempo, ad esempio nei correttori ortografici e nei sistemi di traduzione automatica, ma che con l’avvento dell’AI sta diventando sempre più centrale.

La convergenza tra NLP e AI generativa è particolarmente promettente perché consente di superare i tradizionali algoritmi di machine learning, riuscendo a cogliere tutte le complessità del linguaggio naturale. L’altra faccia della medaglia è che questi processi richiedono un’enorme base di dati di “addestramento” (libri e articoli). 

Per poter sfruttare tutte le potenzialità di un modello di linguaggio naturale, è tuttavia necessario fornirgli indicazioni sul compito da svolgere e sul contesto in cui si inserisce. Questo processo è noto come prompt engineering o “ingegneria della query”.

Facciamo un esempio per capire meglio di cosa stiamo parlando.

Supponiamo che un’azienda voglia automatizzare la creazione di annunci pubblicitari per una nuova linea di scarpe sportive. Invece di limitarsi a dire al modello di generazione del testo “Crea un annuncio per delle scarpe sportive”, si può utilizzare il prompt engineering per fornire dettagli specifici che aiuteranno il modello a produrre un annuncio più efficace e mirato. Il prompt potrebbe essere formulato in questo modo:

“Scrivi un annuncio di 150 parole per promuovere il lancio della nuova linea di scarpe sportive ‘Velocity Runner’. Destina il messaggio a runner amatoriali di età compresa tra 18 e 35 anni. Sottolinea la leggerezza e la capacità ammortizzante delle scarpe, ideali per chi cerca comfort e prestazioni durante le corse lunghe. Includi un invito a visitare il nostro negozio più vicino per un test gratuito del prodotto. Offri un codice sconto del 20% valido per i primi 30 giorni dal lancio.”

Come avrai notato da questo esempio, il prompting, comprese le istruzioni e i comandi che puoi ad esempio dare a ChatGPT per controllare il più possibile i contenuti generati, non è un gioco da ragazzi.

L’AI va compresa e domata, sia che tu voglia limitarti a un supporto informativo grazie alle piattaforme di OpenAI, sia che tu voglia sfruttare plugin e strumenti più tecnici basati sull’AI per ottimizzare parole chiave e contenuti dal punto di vista SEO. 

SEO Writing Assistant di Semrush e Clearscope sono esempi di strumenti che analizzano i contenuti in tempo reale, fornendo suggerimenti per l’ottimizzazione delle parole chiave. Tra le diverse feature, questi strumenti esaminano:

  • la densità delle parole chiave;
  • il possibile utilizzo di sinonimi e parole correlate alle keyword;
  • la lunghezza ottimale dei contenuti,

L’AI può anche personalizzare i contenuti per diverse segmentazioni di pubblico. Attraverso l’analisi dei dati degli utenti, strumenti come MarketMuse e ContentBot possono suggerire variazioni di contenuto che risuonano meglio con specifici segmenti di audience, migliorando così il coinvolgimento e la rilevanza. Nel dettaglio, potrai:

  • segmentare il tuo pubblico in base al comportamento, ai dati demografici o agli interessi;
  • creare contenuti dinamici multipli, che si adattano ai diversi segmenti di pubblico creati;
  • ottenere suggerimenti e raccomandazioni utili per i tuoi contenuti, basate sulle preferenze degli utenti.

Ti faccio un esempio pratico: i plugin AI in questione potrebbero suggerirti, se hai un ecommerce, di personalizzare le descrizioni dei tuoi prodotti con contenuti più pertinenti in base alla cronologia di navigazione e agli acquisti precedenti di un utente.

In aggiunta, considerando che i contenuti di un sito web “invecchiano” e vanno aggiornati anche in ottica SEO, ci sono strumenti di AI come Surfer SEO che monitorano le prestazioni delle pagine e identificano aree di miglioramento basate su metriche di performance come il tempo di permanenza sulla pagina, il tasso di rimbalzo e le conversioni.

Questi sono solo alcuni degli strumenti che utilizzano l’intelligenza artificiale e che, in parole povere, incrociano tutti i dati a loro disposizione per supportarti nell’adottare le migliori pratiche SEO: dall’ottimizzazione on-page fino alla previsione delle tendenze grazie ad algoritmi di machine learning. 

Se vuoi approfondire i tanti strumenti di intelligenza artificiale che puoi usare anche tu per il tuo sito – compresi plugin gratuiti o più abbordabili di quelli appena citati – ti invito a scaricare la nostra guida in ebook AI: la tua chiave per il successo online. L’ebook è gratuito e lo ricevi se ti iscrivi alla nostra newsletter.

freebie intelligenza artificiale

Due colossi che utilizzano l’AI per il posizionamento SEO: Amazon e Netflix

Nell’ambito del SEO, alcuni dei giganti tecnologici come Amazon e Netflix utilizzano l’intelligenza artificiale per migliorare le loro strategie di ottimizzazione per i motori di ricerca. Vediamo insieme come.

Dal punto di vista estetico, dobbiamo ammetterlo, Amazon non eccelle: le pagine prodotti sono tutte uguali e hanno un design davvero basic, che ci sembra rimasto ai primi anni 2000. Eppure, funziona alla perfezione.
Amazon è noto per il suo uso sofisticato dell’AI, in particolare nell’ambito della personalizzazione e della ricerca predittiva. Il suo algoritmo A9 è un esempio lampante di come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata per migliorare l’esperienza di shopping e ottimizzare la SEO. 

  • Personalizzazione dinamica: Amazon utilizza l’AI per analizzare il comportamento di navigazione e acquisto degli utenti, personalizzando in tempo reale le pagine di prodotto e le raccomandazioni. In questo modo potenzia il tasso di conversione, ma anche l’engagement, fattore che indirettamente influisce sul SEO attraverso il miglioramento dei segnali di user engagement.
  • Ricerca predittiva: l’AI permette ad Amazon di anticipare le ricerche degli utenti modificando dinamicamente i contenuti visualizzati basandosi sulle tendenze di ricerca correnti e passate. Questo aiuta a posizionare strategicamente i prodotti che sono più probabili di interessare l’utente, migliorando sia la visibilità sia la pertinenza delle pagine.
  • SEO per le ricerche vocali: Con l’ascesa degli assistenti vocali come Alexa, Amazon sta adattando le sue strategie SEO per essere più efficace nelle ricerche vocali, che tendono a essere più lunghe e conversazionali rispetto alle ricerche testuali tradizionali.

Impossibile non associare Netflix alla parola algoritmo: Netflix utilizza l’AI per alimentare i suoi algoritmi con l’obiettivo di migliorare l’esperienza utente e il posizionamento SEO. Nello specifico, la piattaforma di streaming utilizza:

  • Algoritmi di raccomandazione: L’AI analizza miliardi di record di dati per suggerire film e serie TV che corrispondono ai gusti degli spettatori. Questo non solo mantiene gli utenti incollati alla piattaforma, ma migliora anche le metriche di sito come il tempo di permanenza e il tasso di rimbalzo, che sono indicatori importanti per la SEO.
  • Ottimizzazione dei metadati: Netflix utilizza l’AI per ottimizzare i metadati dei suoi contenuti, inclusi titoli, descrizioni e persino immagini di anteprima. Questo assicura una maggiore visibilità nei motori di ricerca.
  • Analisi dei trend: utilizzando tecniche di machine learning, Netflix può identificare e capitalizzare rapidamente su trend emergenti. Creando e promuovendo contenuti che si allineano con questi trend, Netflix può guadagnare visibilità organica e attirare nuovi utenti alla piattaforma.
SEO e intelligenza artificiale: una persona con in mano una tazza guarda lo schermo di un laptop in cui è aperta la pagina iniziale di Netflix

Netflix è una trappola ben congegnata per farti restare incollatə allo schermo? Certamente, non possiamo negarlo. Lo è proprio grazie all’utilizzo di strumenti di AI per l’automazione e per l’ottimizzazione SEO.

Attraverso strategie innovative e l’uso sapiente dei dati, queste grandi aziende stanno riscrivendo le regole del gioco nel posizionamento sui motori di ricerca, offrendo lezioni preziose per qualsiasi brand che aspiri a essere competitivo nel proprio settore digitale.

Ma il dominio dell’algoritmo e dell’intelligenza artificiale è l’unica strada percorribile per farsi conoscere e per vendere online? È bene fidarsi esclusivamente delle macchine? E soprattutto: che fine faranno i SEO specialist?

Il futuro della SEO ai tempi dell’AI: una questione etica

Con l’evoluzione dell’AI, siamo in moltə a chiederci quale sarà il futuro della SEO e dei professionisti del settore. Provo a rispondere alle precedenti domande dicendoti molto onestamente ciò che penso di questo tema complesso e spinoso.

Voglio innanzitutto rincuorare i professionisti e le professioniste che hanno fatto della SEO il loro mestiere: è molto improbabile che i SEO specialist scompaiano. Più verosimilmente, il loro ruolo potrebbe evolversi: con le molte automatizzazioni delle attività SEO tradizionali, chi opera quotidianamente nel settore potrebbe concentrarsi su strategie più avanzate e sulla comprensione delle tendenze emergenti. Anzi, a dirla tutta questa rivoluzione digitale potrà dare vita a nuove opportunità per chiunque voglia cavalcare l’onda e acquisire competenze avanzate. 

Il recente dibattito sull’utilizzo e la regolamentazione dell’AI, oltre a essere di natura politica, è anche un tema morale: quanto è giusto delegare interi processi digitali all’AI?

La mia opinione, restando nell’ambito SEO copy, è che se i testi generati dall’AI sono un copia incolla senza valutazione critica e senza alcuna verifica da parte di chi li pubblica, il rischio è che pian piano l’utente perda fiducia in ciò che trova online. 

Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che l’AI non è perfetta: spesso genera informazioni errate, imprecise, e può dare adito alla diffusione di fake news. Riportare queste inesattezze all’interno del proprio sito o dei canali social non farà che allontanare gli utenti finali.

Ti faccio un esempio molto pratico: all’inizio di questo articolo ti ho citato una domanda specifica fatta a ChatGPT. Ecco il risultato:

SEO e intelligenza artificiale: l'immagine mostra una conversazione con chat gpt 4

Come puoi notare, ChatGPT mi ha dato una risposta sbagliata. Ha cercato l’informazione in tutti i suoi cassetti e mi ha restituito ciò che ha trovato, partendo da una domanda che probabilmente non è stata posta nel modo più corretto.

Da questo errore della macchina possiamo imparare due cose: la prima è che il prompting, la domanda, l’istruzione che stiamo dando in pasto all’AI, è fondamentale. Se vogliamo che l’intelligenza artificiale diventi il nostro copilota, dobbiamo essere noi, in primis, a trovare le giuste interazioni in grado di restituirci risultati efficaci, convincenti e il più possibile corretti.

La seconda riflessione da fare è che senza una verifica finale “analogica” si rischia davvero di abbassare il livello dei contenuti digitali.

Se, all’interno dei nostri siti o dei canali social, riportassimo esclusivamente contenuti prodotti dall’AI senza fare una verifica, sono sicura che gli utenti se ne accorgerebbero. E al netto dei possibili errori, anche un contenuto AI verificato e privo di errori o imprecisioni corre il rischio di sembrare freddo, impersonale. 

SEO e AI: oltre la ricerca di parole chiave, la centralità dell’utente e del valore.

Torniamo al tema centrale della SEO: tieni presente che Google non analizza le singole parole presenti sulle pagine, non fa distinzione tra un contenuto scritto da AI e uno scritto da una persona. Ciò che valuta è la soddisfazione dell’utente, calcolata dal tempo di permanenza o dalle volte che ritorna su un sito.

L’utente è sempre al centro di qualsiasi dinamica digitale. Ancora prima di ragionare sulla SEO, dobbiamo costruire un rapporto di fiducia, onesto e trasparente, con chi visita le nostre pagine web.
Vogliamo davvero essere utili ai nostri utenti, fornire loro contenuti affidabili e di valore e diventare un punto di riferimento? Oppure stiamo semplicemente tentando di scalare la SERP di Google per raggiungere le prime posizioni?

La comprensione degli algoritmi dell’AI e del suo funzionamento, bilanciati dalle competenze e intuizioni “umane”, saranno la chiave per i SEO specialist del futuro.

Il testo di una canzone di Bob Dylan sarà sempre riconoscibile rispetto al risultato della query “scrivi una canzone come Blowin’ in the Wind”; allo stesso modo il lavoro di unə specialista SEO che utilizza strumenti di AI, ma resta “in charge” nel settare e correggere i parametri della sua strategia, sarà sicuramente più completo, frutto di scelte personali che possono fare la differenza.  

L’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente il panorama della SEO.
Le novità sono all’ordine del giorno (considera che in questo articolo non ho approfondito le ricerche vocali, che saranno sicuramente centrali negli investimenti futuri di aziende come OpenAI) ed è controproducente ignorare l’avvento di queste tecnologie.

Ma per migliorare la visibilità online del tuo brand e allo stesso tempo continuare a garantire un’esperienza utente coinvolgente e personalizzata, non pensare che sia sufficiente delegare il tuo lavoro all’intelligenza artificiale. Ci sarà sempre bisogno di figure professionali in grado di “collaborare” con l’AI e di quel tocco e quelle intuizioni tipiche dell’essere umano che fanno sì che il web sia popolato da brand unici, proprio come il tuo. 

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Anna
Founder di WAY, esperta di grafica, ux e web design
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