Questo mese ti parlo del valore dei mestieri creativi e di quanto le persone facciano la differenza
Sabato hai fatto un giro in bicicletta fuori città, su strade sterrate, e probabilmente qualche sassolino appuntito ha bucato la gomma posteriore.
Torni mestamente a casa e fai un salto dal biciclettaio di quartiere, che ti accoglie con le mani sporche di grasso e ti chiede quale sia il problema. Gli dici che hai la gomma a terra e gli chiedi quanto tempo ci vuole per cambiare la camera d’aria.
Lui ti fa notare che, a parte la ruota, il cavo dei freni è quasi arrivato al capolinea e sarebbe meglio sostituirlo per evitare di finire al pronto soccorso.
Mentre controlla velocemente il resto della bici, il suo sguardo cade su catena e lucchetto che usi per legarla al palo: potrebbero rubartela in pochi secondi, ti dice. Ti consiglia di acquistare un lucchetto antifurto a “U”, molto più resistente; lui non ce l’ha, ma potresti trovarlo nella ferramenta dietro l’angolo.
Puoi vederla in due modi.
Hai chiesto aiuto per un singolo problema e ora ti ritrovi con il portafoglio più leggero, un lucchetto nuovo tra le mani e qualche giorno in più di attesa per riavere la tua bici. Che noia, maledetto biciclettaio!
Oppure, puoi ritenerti felice di esserti rivoltə a un professionista che in pochi secondi ha individuato un altro intervento necessario per consentirti di pedalare in tutta sicurezza e ti ha anche dato un consiglio non richiesto e disinteressato.

Il valore dei mestieri creativi
Noi web designer cerchiamo di ragionare proprio come quel meccanico di biciclette.
Il nostro obiettivo è quello di metterci al servizio dei progetti delle persone che ci contattano ed evidenziare eventuali criticità. Per farlo, dobbiamo ampliare la nostra visione.
Se sviluppiamo un e-commerce, dobbiamo conoscere benissimo l’offerta e il target di riferimento di quei prodotti o servizi. Se lavoriamo alla visual identity di un brand, dobbiamo immaginarci come logo, font, forme e colori possano essere declinati su Instagram e se rispecchiano effettivamente i valori del cliente.
Il nostro è un mestiere creativo, che prevede prevede tanta inventiva, un’attitudine proattiva al problem solving e uno sguardo strategico che tenga in considerazione i minimi dettagli. Dobbiamo raccogliere e proporre idee e spesso metterle in discussione, sempre per il bene del progetto, per il suo successo.
Ci serve tempo e fiducia. Il rispetto reciproco con il cliente è alla base di qualsiasi progetto creativo, che può funzionare solo se si è allineatə, flessibilə, dispostə ad accettare piccoli compromessi per raggiungere il traguardo.
Spesso poi ci si dimentica che l’impatto che creiamo non è mai proporzionale al tempo impiegato. Non siamo operai che lavorano a cottimo o a ore: siamo strateghə, artistə, inventori e inventrici. Il nostro contributo può fare differenza nella creazione di brand o siti web che colpiscano, funzionino, vendano.
Nel nuovo post di WAY Forward affronto proprio il tema complesso dei mestieri creativi come il mio. Ti racconto il mio punto di vista e ti parlo anche di preventivi chiari e trasparenti e confini da tracciare per evitare grandi delusioni.
Curiosə? Puoi leggerlo qui e si intitola Il valore di un progetto creativo: visione e competenze a servizio del cliente.

La differenza la fanno le persone!
Scrivere il blog post sull’importanza dei mestieri creativi mi ha fatto ragionare su quanto le persone possano fare la differenza.
Proprio come il biciclettaio di cui ti parlavo prima, per fortuna siamo ancora circondati da tante persone che svolgono il proprio lavoro con passione e dedizione. Professionistə che si impegnano a trovare soluzioni su misura, ogni volta diverse, in base a chi hanno di fronte.
Negli ultimi anni ho imparato a riconoscere queste persone e a tenermele strette: nella vita privata con amicizie preziose, ma anche sul lavoro con rapporti e collaborazioni sempre stimolanti.
Il mio lavoro spesso viene svolto in solitudine di fronte a uno schermo.
Ma io stessa, per fortuna, mi ritrovo a confrontarmi con altrə professionistə, che mi supportano in attività che da sola non potrei svolgere.
In un oceano di persone, sono riuscita a trovare quelle giuste per me e per l’attività di WAY.

Sono per esempio copywriter, fotografə o video maker, social media manager con cui mi interfaccio per progetti complessi (identità visiva e sito web non bastano per far decollare un brand!).
A volte sono persone che io stessa ho consigliato e presentato ai miei clienti: sapendo come lavorano, non ho avuto nessuna esitazione a lasciare il loro contatto. Con il passare degli anni ho selezionato le persone con cui valeva la pena collaborare. Le ho scelte per le loro competenze e per una certa flessibilità mentale, che per me è fondamentale quando ci si ritrova a lavorare a 6 o 8 mani su un progetto specifico.
Io, come loro, sono come quel ragazzo che aggiusta bici: sono più motivata ad aiutare il prossimo che ad arricchirmi portando a termine le mie giornate lavorative senza troppi sforzi.
Ispirazioni per visionari digitali
Questo mese ti consiglio un libro che sto ancora finendo di leggere. Si chiama People matter. Una conversazione su inclusione, lavoro e accessibilità digitale e l’ha scritto Marco Bertoni, che sul suo sito si definisce un “riabilitatore informatico”.
Mi sono imbattuta in questo libro casualmente, anche se credo che in sia stato lui a scegliere me, in un momento in cui sono alla ricerca di approfondimenti critici su un argomento così complesso, che parte proprio dalle persone.
La profondità dei temi trattati e di tutte le loro sfaccettature è tale per cui sto evitando di divorare il libro come faccio di solito; preferisco immergermi in un capitolo alla volta e poi prendermi qualche giorno per rifletterci.

Mi è capitato diverse volte di sviluppare siti per Amministrazioni o Enti pubblici che avevano la necessità di rispettare le regole di accessibilità, ma è un argomento che mi sta molto a cuore a prescindere dal tipo di clienti che ho davanti. Lavoro a tutti i progetti web di WAY facendo molta attenzione a scegliere la giusta grandezza dei font, il contrasto tra testo e sfondo, l’ALT text delle immagini.
Ti ho già spiegato le basi dell’accessibilità in un articolo che approfondisce il tema dell’inclusività, si chiama Design inclusivo nei siti web: oltre gli stereotipi di genere.
Pagina dopo pagina, mi sto rendendo conto che le buone pratiche che ho sempre applicato non sono sufficienti e che posso fare di più e soprattutto di meglio. Mi sono sempre affidata alle regole, ma oggi più che mai sto imparando a mettere al centro le persone, come suggerisce People matter.
Tutte e tutti noi siamo diversi e non possiamo basarci solo sulla nostra esperienza personale per stabilire cosa sia meglio per il nostro prossimo.
Anche se tendiamo a vivere in una bolla, non dobbiamo pensare che le disabilità siano rare, che riguardino una minoranza di persone. Sono davvero tante le diseguaglianze e le difficoltà che possiamo considerare invisibili, sommerse, e che possono riguardare, anche in minima parte, la vita di ognunə di noi.
Da web designer, voglio contribuire a costruire una società più giusta e rispettosa di tutte le differenze. Come sottolinea giustamente Marco Bertoni, le soluzioni digitali che migliorano la vita delle persone che presentano disabilità, in realtà la migliorano a tuttə.