L’energia della primavera ci può aiutare a utilizzare meglio l’AI e a creare siti che convertono
Cara lettrice e caro lettore di BY THE WAY,
dove ti trovi in questo momento? Io sto scrivendo questa newsletter da un posto insolito per me: la mia Sicilia. Di rado lavoro da qui, ma questa volta la primavera mi ha offerto l’occasione perfetta per tornare a casa per qualche giorno. Il sole, il mare e il profumo degli agrumi in fiore mi ricordano quanto sia importante ogni tanto cambiare prospettiva. Cambiare ambiente mi ha fatto riflettere sulla capacità di sapersi adattare: nel lavoro, nel digitale, nelle strategie di comunicazione. Proprio come la natura si trasforma con il passare delle stagioni, anche il nostro approccio agli strumenti digitali deve evolversi per rimanere efficace.
Eppure, nonostante il clima perfetto, sento anche un po’ di quella spossatezza tipica del cambio di stagione. Succede anche a te?
Si dice che la primavera sia la stagione dei nuovi inizi. Ed è proprio così che la sto vivendo. Tra energia rinnovata e piccoli momenti di fatica, ma con un grande entusiasmo per i progetti a cui sto lavorando. In questo periodo stiamo sviluppando un sito per una cooperativa di artigianato culturale che intreccia partecipazione, arte e comunità in progetti su misura, e una piattaforma web per professionisti della crescita personale e organizzativa — coach, formatori, psicologi e HR — che vogliono rendere l’apprendimento più efficace, coinvolgente e trasformativo. Due progetti diversi, ma con un obiettivo comune: costruire esperienze digitali che generino valore reale.
Oggi voglio parlarti proprio di questo: come usare il digitale in modo più consapevole ed efficace. Partiamo da un tema essenziale per chi lavora con l’intelligenza artificiale: sai davvero come scrivere un prompt efficace?

Cambiare con l’AI: l’arte di scrivere un prompt
Interagire con ChatGPT e con tool analoghi è un po’ come avere una conversazione con un super-esperto sempre disponibile e con una memoria da elefante. Può aiutarci a trovare idee, risolvere problemi, proporre alternative, correggere bozze e creare contenuti originali. L’importante è che questi strumenti vengano interrogati nel modo giusto.
Oggi molte persona usano ChatGPT per generare testi. Ma il vero valore aggiunto dell’AI non è scrivere al posto nostro o velocizzare la stesura di contenuti purchessia, bensì aiutarci a pensare meglio. Nella gestione di un brand, ad esempio, l’AI può venirci in aiuto quando dobbiamo analizzare il pubblico a cui ci rivolgiamo, conoscere e valutare i nostri competitor, fissare degli obiettivi precisi e realistici, generare idee e trasformare queste idee in iniziative concrete ed efficaci.
In altre parole, l’AI può davvero diventare un acceleratore di business e un generatore di soluzioni efficaci. A patto però che vengano fatte le giuste domande. Per utilizzare al meglio l’AI, insomma, bisogna saper scrivere bene i prompt.
Ma cos’è esattamente un prompt? Possiamo definirlo come l’input testuale che forniamo a un tool di intelligenza artificiale per guidarne la risposta. In altre parole, si tratta del testo della domanda che sottoponiamo a ChatGPT & Co. per ottenere il risultato che ci serve. Va da sé che più il prompt è chiaro, logico, dettagliato, più l’AI sarà precisa ed efficace nella risposta.
Scrivere un buon prompt significa quindi trasformare un’idea vaga in un comando strutturato, ottimizzando il potenziale del machine learning per generare testi, immagini e persino codice. Ecco perché è importante imparare l’arte di dialogare con l’AI: serve a ottenere esattamente le soluzioni che ci servono.
Scopri come ChatGPT può aiutare la strategia di un brand e i miei 10 consigli (+1) per scrivere prompt efficaci.

Le grafiche social nel 2025: cosa conta davvero?
Se pensi che basti pubblicare un’immagine ben fatta per avere successo sui social, purtroppo devo darti una notizia: quei tempi sono finiti. Oggi le grafiche social non servono solo a “bello” e “ordinato” — devono funzionare, parlare chiaro, comunicare con efficacia. Il design visivo è diventato una leva strategica: chi crea contenuti deve saper adattare la propria identità visiva al linguaggio specifico di ogni piattaforma, mantenendo coerenza, ma anche flessibilità.
Il nostro articolo dedicato alle grafiche social nel 2025 parte da una semplice verità: il panorama digitale cambia in fretta. Instagram dà sempre più spazio ai Reel, TikTok è ormai uno standard per i contenuti brevi, LinkedIn sta spingendo molto sui document carousel e persino Pinterest, Threads e WhatsApp Business stanno ridefinendo le loro logiche visive.
Ognuno con i suoi formati, le sue regole, il suo pubblico.
Ma allora come possiamo creare contenuti visivi che non si perdano nel feed? Innanzitutto, dobbiamo progettare grafiche funzionali — che facilitino la lettura, guidino l’occhio e invitino all’interazione. Testi leggibili, layout ordinati, call to action ben visibili. E poi, c’è la questione dell’identità visiva: ogni contenuto pubblicato è un tassello del nostro brand, e deve contribuire a renderlo riconoscibile, affidabile, coerente.
Un esempio? Pensa a un carosello LinkedIn: la prima slide è il tuo biglietto da visita, deve far venire voglia di sfogliare. Oppure a un Reel: se la copertina è confusa o poco curata, rischi che nessuno ci clicchi. In ogni caso, l’approccio “one size fits all” non funziona più: ogni piattaforma richiede la sua attenzione, ogni formato ha le sue regole.
E tu, pensi che le tue grafiche stiano davvero lavorando per te?
Se vuoi approfondire, nell’articolo troverai esempi pratici, formati consigliati, errori da evitare e consigli utili per creare un’identità visiva forte, dinamica e al passo con il cambiamento. Perché anche i post social possono (e devono) fare la differenza.

Cambiare per far funzionare meglio un sito
Alcuni dei clienti o delle clienti che si rivolgono a WAY per una consulenza digitale a volte non partono da zero. Hanno già un sito, ma quel sito spesso non funziona. Non significa soltanto che è obsoleto, lento o esteticamente discutibile. Chi ci contatta si lamenta soprattutto del fatto che il loro sito non converte, non fa da volano commerciale al loro business. A volte addirittura il sito di partenza è bello e tecnologicamente all’avanguardia ed è stato studiato con attenzione anche dal punto di vista della UX. Eppure non funziona, non affascina, non trattiene le persone tra le sue pagine e non trasforma chi lo visita in clienti.
Alla base di queste basse performance ci può essere una strategia di marketing sbagliata, oppure, almeno secondo la nostra esperienza, c’è un problema nel sito stesso. È come se a un certo punto si inceppasse il percorso virtuoso che in teoria dovrebbe traghettare il pubblico verso una maggiore consapevolezza e fiducia nel brand.
Può essere un problema di poca chiarezza e di messaggi vaghi o contraddittori: il pubblico non capisce subito cosa fai o cosa vendi e non è disposto a impiegare ulteriore tempo per farsi un’idea più precisa. Oppure può trattarsi di una mancanza di fiducia e autorevolezza del brand, di cui il sito web è una diretta emanazione. A volte, invece, è colpa di un’architettura fin troppo articolata, che porta l’utente a perdersi tra le varie pagine, vanificando la sua ricerca. O ancora, più semplicemente, mancano gli incentivi giusti: le call to action che spingono a “fare qualcosa”, come iscriversi a una newsletter o completare un acquisto. Infine, non dimentichiamo i deficit tecnici: chi resta volentieri su una pagina lenta, traballante o che non carica bene le immagini?
Alla luce di questi ostacoli oggettivi, prima di cancellare tutto, e anche prima di rivolgersi a dei professionisti per progettare un nuovo sito, ti suggerisco di fare un check su alcuni aspetti funzionali della tua attuale presenza web. È probabile che con pochi test veloci tu possa individuare alcune criticità e capire in fretta cosa non funziona. Con questa consapevolezza, potrai affidarti a una web agency con più tranquillità, e soprattutto potrai chiedere un intervento davvero mirato alle tue esigenze.
Scopri il nostro test per valutare in breve tempo la capacità di performare del tuo sito e scopri come dev’essere fatto un sito web per vendere davvero.

Ispirazioni per visionari digitali
In una newsletter che parla di cambiamento, il mio consiglio di questo mese è una serie tv che parla proprio di “come si cambia”, citando una vecchia hit di Fiorella Mannoia. Come cambiamo noi in quanto esseri umani nel tempo, negli anni, tra la fine della giovinezza e la piena maturità, in un periodo cruciale come il decennio che stiamo vivendo, con il suo carico di pericoli globali e paure apocalittiche. Forse te l’hanno già consigliata gli amici (se ne parla tanto, e non solo nelle varie bolle social), o forse o l’hai già addirittura vista. Per una volta, consentimi di uscire dall’ambito digital per parlare di qualcosa di pop, anche se secondo me realizzato con grande cura e creatività! Sto parlando di Dieci Capodanni (Los años nuevos). È una miniserie televisiva spagnola in 10 puntate che puoi vedere gratuitamente su RaiPlay (Viva il servizio pubblico, per una volta!)
La prima cosa che mi ha colpito è la sua struttura narrativa, Seguiamo la storia di Ana e Óscar, che compiono 30 anni la notte di Capodanno. La loro vicenda inizia proprio il 1 gennaio 2015 e si sviluppa lungo un decennio: ogni puntata si svolge tra il 31 dicembre e il 1 gennaio di ogni anno tra il 2015 e il 2025. Non vediamo dunque ciò che succede ai due protagonisti lungo il decennio, ma soltanto i momenti in cui le vicende personali e i fatti del mondo “sigillano” il momento, bloccando il flusso degli eventi in un attimo che svela poco per volta agli spettatori cosa sia successo nel frattempo. È chiaro che un dispositivo di questo tipo enfatizzi la potenza del cambiamento, nel bene e nel male.
Cambiare significa anche fare i conti con il tempo che passa, con l’amore e le amicizie che si trasformano, con le esperienze di vita che modificano prospettive e punti di vista, con l’invecchiamento e la morte. Cambiare è inevitabile per tutti, anche se a volte fa male e provoca nostalgia e dolore. Però senza cambiamento non si fa esperienza, non si cresce, non si impara, non si vive. Dieci capodanni mi ha emozionato per la storia e per la sua struttura originale, ma anche e soprattutto per l’autenticità dei personaggi e del contesto. Nessun effetto speciale, nessun abbellimento patinato da blockbuster hollywoodiano, nulla di artificioso o di meccanico. Soltanto la vita che palpita, anche nei gesti più anodini e nei dialoghi più apparentemente banali.
Buona primavera a tutte e tutti!