Tra Black Friday e preventivi al ribasso, la nostra idea di valore
Cara lettrice, caro lettore di BY THE WAY,
come stai? Io abbastanza bene, anche se novembre è un mese che non ho mai amato molto. Sarà per via della luce che si ritira prima del previsto o per il primo freddo che non fa venire molta voglia di uscire, ma questo periodo mi mette sempre un po’ di malumore. Anche se devo ammettere che è un mese in cui i colori del cielo sono meravigliosi, sia all’alba che al tramonto.
Quest’anno dal punto di vista lavorativo è andata bene. Questo mese abbiamo completato progetti importanti e ne abbiamo portato avanti molti altri. Purtroppo però ci siamo fermati sui social. Non abbiamo avuto l’energia sufficiente per pensare e condividere nuovi contenuti che potessero essere utili e non solo riempitivi dei feed. Visto che le energie a fine anno iniziano a diminuire abbiamo dovuto fare una scelta e ci siamo concentrati su quello che per noi e per i nostri clienti è più importante: i loro progetti.
Al di là della solita routine in queste settimane si è verificato un episodio che non capitava da un po’ ma a cui abbiamo reagito meglio del solito. Se sei un professionista forse ti suonerà familiare.
Una persona ci ha contattati per un preventivo. Come succede ormai sempre più spesso aveva bisogno di sistemare un sito dopo essere stata “abbandonata” dall’agenzia che l’aveva seguita fino a poco tempo fa. Le abbiamo dedicato del tempo anche con una certa urgenza, perché doveva partecipare a un bando. Ci siamo impegnati a comprendere il progetto e a costruire una proposta personalizzata, modificandola per tre volte su sua richiesta, ma alla fine ha scelto qualcun altro, probabilmente perché costava meno.
La prima reazione, quella più istintiva, è stata un misto di frustrazione e dubbio, perché dalle email e dalle telefonate non ce lo aspettavamo. Non è la prima volta che un preventivo non viene accettato, ma è la prima volta che pensavamo, con tutte quelle modifiche, di averla accontentata. Invece non era così per cui ci ha spiazzati.
Tempo fa ci saremmo chiesti se avremmo dovuto abbassare il prezzo, se la nostra valutazione fosse stata corretta, se in fondo non sarebbe stato meglio accettare un compromesso piuttosto che perdere un’opportunità. Ma oggi, dopo aver fatto abbastanza strada in questo mestiere, sappiamo esattamente perché abbiamo smesso di giocare al ribasso.
Personalmente in tanti anni di attività ho imparato che spesso (non sempre per fortuna) le persone che ragionano solo sul prezzo sono quelle che tengono meno ai propri progetti e che tendono a sminuire l’impegno e la competenza degli altri.
Sono dell’idea che se qualcuno non può permettersi un progetto in un determinato momento, si può aspettare, si può dividere il lavoro in fasi, si possono trovare soluzioni insieme. Ma questo richiede che dall’altra parte ci sia la volontà di instaurare un rapporto di fiducia, non di strappare uno sconto. La differenza tra queste due posizioni definisce il tipo di relazione che si costruisce e, di conseguenza, la qualità del lavoro che ne deriva.
Forse non è un caso che proprio oggi è il venerdì del Black Friday. Il mondo intero è impegnato a scontare, a ribassare, a convincere le persone che il valore di qualcosa dipenda dal prezzo che si paga in questo preciso momento.
Noi preferiamo ricordare che il lavoro ben fatto ha un costo giusto e che la professionalità non si svende. Un servizio di buona qualità richiede tempo e dedizione ma sopra ogni cosa rispetto reciproco. Si tratta di essere coerenti con ciò in cui crediamo e con il tipo di progetti che vogliamo realizzare.
Novembre, con il suo invito al ritiro e alla riflessione, ci ha ricordato che fare meno ma farlo bene a volte è la scelta migliore.

Il vero valore non si comunica in percentuali
Oggi dicono sia il venerdì più nero dell’anno e molti professionisti e piccoli brand si saranno chiesti se partecipare o meno.
La verità è che il Black Friday ha smesso da tempo di essere una singola giornata di offerte per trasformarsi in un fenomeno culturale che condiziona il modo in cui le persone percepiscono il valore di ciò che offri. Quando tutto è in promozione, diventa difficile distinguere ciò che ha valore. Quando la corsa allo sconto diventa la norma, il rischio è che il tuo lavoro venga valutato solo in base al prezzo, non alla qualità o alla cura che ci metti.
Aderire a questa logica significa accettare che la tua voce diventi una tra tante in mezzo a migliaia di altre. Per non parlare del fatto che dovrai appiattire la tua identità con banner neri e countdown, e che la relazione con il tuo pubblico si ridurrà a un messaggio d’urgenza.
Non è sbagliato in assoluto, per alcuni brand funziona e va bene così. Però secondo noi c’è un’alternativa: trasformare questo momento in un’ulteriore occasione in cui ribadire chi sei e perché il tuo lavoro ha un valore che va oltre quello che costa.
Prima di decidere se seguire il flusso del mercato puoi chiederti se quello che stai per fare ti rappresenta o se lo stai facendo solo per paura di restare indietro. Se riesci a scegliere con lucidità puoi comunicare a modo tuo anche se tutti intorno a te corrono nella direzione opposta.
Nel nostro ultimo articolo Devo per forza partecipare al Black Friday? abbiamo raccolto riflessioni e alternative concrete per chi vuole approcciarsi al Black Friday in modo diverso, o per chi ha deciso di non parteciparvi affatto. Perché secondo noi è possibile fare branding consapevole anche in questo periodo, senza svendere la propria credibilità.

Cosa significa essere indipendenti online?
Il ragionamento sul valore e sulla qualità del lavoro ci porta dritti verso una conseguenza che vediamo materializzarsi continuamente: chi sceglie il prezzo più basso oggi, si ritrova domani con un sito che diventa un problema. Si scontra con pagine che non si aprono correttamente, modifiche impossibili da fare senza chiamare qualcuno, credenziali che non funzionano o ancora aggiornamenti che generano errori.
Il sogno di autonomia si trasforma in un incubo di dipendenza da strumenti che non si comprendono e da persone che rispondono in tempi lunghissimi o, peggio, non rispondono affatto.
Il paradosso di oggi nel nostro settore forse è proprio questo: le piattaforme che usiamo promettono controllo e semplicità, ma quando le cose si complicano (e prima o poi si complicano sempre) ci si ritrova soli davanti a problemi tecnici che richiedono competenze specifiche. E se il professionista che ha realizzato il sito ha lavorato al ribasso, difficilmente sarà disponibile a fornire il supporto continuativo che un progetto digitale richiede nel tempo.
La verità è che l’indipendenza digitale è un percorso che si costruisce insieme a professionisti che conoscono il proprio mestiere, sanno prevenire i problemi prima che si presentino e sono disposti a formare e accompagnare i clienti, anziché limitarsi a consegnare il progetto e sparire.
I siti non sono oggetti statici. Se sono fatti bene evolvono con la nostra attività e per questo richiedono manutenzione e attenzione, indipendentemente dalla piattaforma che si sceglie.
Nel nostro articolo Gestire un sito autonomamente è sinonimo di indipendenza? abbiamo approfondito cosa significhi realmente gestire un sito in modo consapevole, quali siano i limiti concreti delle diverse piattaforme e come distinguere una vera autonomia da una apparente. Abbiamo anche raccontato come una collaborazione strutturata possa fare la differenza tra sentirsi padroni del proprio spazio digitale o prigionieri di strumenti che non si riescono a utilizzare.

Ispirazioni per visionari digitali
Anche quest’anno abbiamo deciso di adottare un approccio più solidale ai regali di Natale, sia come studio che a livello personale. Invece di aggiungere oggetti a case già piene, stiamo orientando le nostre scelte verso regali solidali e donazioni.
Come abbiamo fatto lo scorso anno, pianteremo un albero con Treedom per ogni cliente che abbiamo seguito in questi mesi. Per i regali destinati a bambini stiamo guardando le proposte di Save the Children, mentre per gli adulti stiamo scegliendo realtà come Libera, che realizza prodotti su terreni confiscati alle mafie, o Altromercato, che opera secondo principi di commercio equosolidale.
Non ti lasciamo volutamente dei link perché secondo noi non importa tanto quale causa decidiamo di sostenere, quanto l’intenzione con cui lo facciamo. C’è chi preferisce concentrarsi sull’ambiente, chi sugli animali, chi sui diritti delle persone e secondo noi va bene tutto.
Un piccolo consiglio è di prenderci un po’ di tempo per verificare la trasparenza delle associazioni prima di scegliere a chi destinare dei soldi e di capire se i loro valori corrispondono effettivamente ai nostri. In questo modo possiamo assicurarci che il nostro gesto abbia un impatto reale e che chi riceve il regalo comprenda il pensiero che c’è dietro.