I principi del design: la gerarchia
In attesa delle grigliate di Ferragosto, dei tuffi dove l’acqua è più blu e delle passeggiate in quota, non potevamo mancare il nostro appuntamento con uno dei principi del design, la gerarchia.
Fa pensare subito a cose rigide e noiose, ma la gerarchia è in realtà uno dei principi più usati, amati, sfruttati e necessari perché un design fili liscio.
Anna e io lo sfruttiamo praticamente ogni singolo giorno, perché è una sorta di corda da cordata che permette alle persone di seguire un percorso prestabilito e leggere con gli occhi gli elementi del design nella sequenza corretta.
Grazie alla gerarchia, noi designer abbiamo il controllo della disposizione delle informazioni visive.
Il “peso” degli elementi ne definisce l’importanza, così le persone sanno sempre su cosa concentrarsi e in quale ordine farlo. E siamo noi a dire loro cosa e come. Pensi che siamo presuntuosi? Guarda qui:

Pazzesco, vero?
Con la gerarchia, quindi, prendiamo molteplici piccioni con una fava.
Se un’informazione viene data prima e un’altra dopo, automaticamente le persone percepiscono che una è più rilevante dell’altra. La gerarchia stabilisce un ordine di importanza.
Se ben sfruttata, permette alle persone di assorbire le informazioni poco per volta e questo favorisce la comprensione e la memorizzazione ed evita fraintendimenti: se ti presento bene il mio design, so che lo interpreti proprio come intendo mostrartelo.
La gerarchia infine aiuta anche a dare una direzione precisa al nostro design e a come viene percepito dall’occhio umano.
In un periodo storico dove la nostra attenzione è labile, una buona gerarchia permette di non far scappare la persona a guardare da un’altra parte.
Possiamo dare un ordine gerarchico agli elementi del nostro design tramite le proporzioni, il colore, lo spazio, il contrasto, l’allineamento, la prospettiva e la forma.
Per esempio, l’abbinamento di due font diversi, di dimensioni differenti, come capita nelle copertine dei magazine, crea una sequenza precisa tra cosa verrà letto prima e cosa dopo (come ti ho dimostrato poco fa).
Lo spazio negativo (cioè il bianco) tra foto, testi e grafiche crea un momento di salutare pausa per l’occhio umano e gli permette di concentrarsi su quello che conta. Pensa a un bottone su un sito, con una call to action come “Acquista”, contornato dal bianco: spiccherà molto di più e farà capire a chi naviga che è il momento di cliccare.
La gerarchia si realizza al meglio conoscendo il comportamento delle persone quando fruiscono di un design online, per esempio un sito.
Hai mai sentito parlare di pattern a F o a Z?

Il famoso padre dell’usabilità, Jacob Nielsen (ci sarebbe la UX senza di lui?), ha fatto degli esperimenti che mostrano come l’occhio umano, quando legge una pagina web, si sposta qua e là seguendo degli schemi abbastanza codificati, simili a una F o a una Z.
Significa che le persone non leggono tutto, ma fanno delle scansioni, alla ricerca di informazioni rilevanti. Queste informazioni di solito stanno all’inizio di una pagina, tra le prime parole di un paragrafo e alla fine.
È per questo che titoli, grassetti, fotografie, grafiche, bottoni, link, colori a contrasto ci colpiscono maggiormente.
È per questo che, di un articolo su un quotidiano online, spesso leggiamo solo l’inizio, per farci un’idea della notizia e la fine, per sapere quali sono le conclusioni del/la giornalista.
È per questo che sui siti che realizziamo disponiamo le informazioni come loghi, copy, payoff, box testuali, fotografie ed elementi grafici in uno specifico ordine. Guarda per esempio come abbiamo fatto nella landing page realizzata per Oh Là Landlord: segue un percorso ben preciso non solo a livello grafico, ma anche in termini di informazioni.


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Dal blog di WAY
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