Una riflessione sul modo in cui raccontiamo chi siamo
Cara lettrice, caro lettore di By the WAY,
sto scrivendo questa newsletter dal treno mentre torno in Sicilia per passare qualche giorno con la mia famiglia.
Non sono ancora le vacanze tanto attese. Quelle dovranno aspettare ancora un po’. Continuerò a lavorare, ma sono certa che cambiare aria mi farà comunque bene e mi aiuterà ad affrontare meglio queste ultime settimane prima del meritato riposo.
Ogni anno, quando arriva questo periodo, inizio a sentire tutta la stanchezza dei mesi passati. Quest’anno il caldo ci ha messo decisamente del suo. È stato così costante che ho quasi dimenticato cosa significhi aprire una finestra e sentire finalmente un po’ d’aria fresca.
La sensazione, però, è che negli ultimi mesi a metterci alla prova non sia stato solo il meteo.
Tante cose hanno iniziato a muoversi contemporaneamente. L’intelligenza artificiale continua a cambiare il nostro lavoro, il mercato sta attraversando una fase particolare e, come succede ogni volta che qualcosa cambia, provo un senso di incertezza.
Credo sia normale. Ed è proprio questa sensazione che ha portato me e Alessandro a farci tante domande.
Il lavoro è tanto. Le nostre giornate scorrono tra consegne, revisioni e gli ultimi dettagli da sistemare prima delle ferie. Stiamo cercando di chiudere diversi progetti per partire più serenamente e, proprio per questo, non siamo ancora riusciti a fermarci per fare il punto come avremmo voluto.
Eppure fermarsi, ogni tanto, è necessario.
È l’unico modo che conosco per osservare quello che succede e provare a capire se c’è qualcosa che ci sta sfuggendo. Se c’è una direzione che vale la pena seguire o se alcune decisioni che ci hanno guidato fino a questo momento meritano di essere rimesse in discussione.
Mentre cercavo di capire cosa stesse cambiando là fuori, mi sono accorta che c’era una domanda più importante a cui rispondere.
E noi?
Le cose non cambiano solo fuori. Se ripenso agli ultimi mesi mi accorgo che siamo cambiati tanto. È successo un po’ come quando torni in un posto che conosci bene e ti accorgi che qualcosa non è più come lo ricordavi, ma non sai dire esattamente cosa. Cambiano le esperienze, il modo di lavorare, le persone con cui scegliamo di collaborare e, soprattutto, le cose a cui decidiamo di dare valore.
Viviamo questo cambiamento un giorno alla volta e per questo quasi non lo notiamo. Non è troppo diverso da quello che succede con la marea: non vediamo l’acqua salire, ce ne accorgiamo solo quando il livello è ormai molto più alto.
C’è però un altro punto di vista che vale la pena considerare: quello di chi ci osserva dall’esterno.
Possiamo renderci conto che siamo cambiati, ma raramente ci chiediamo se questo cambiamento si vede anche da fuori. Se restiamo troppo concentrati sulla nostra realtà, diamo per scontato che gli altri ci vedano come ci vediamo noi. Pensiamo che sia evidente il motivo per cui facciamo certe scelte, che il valore del nostro lavoro si capisca da sé e che quello che oggi per noi è così chiaro arrivi nello stesso modo anche a chi ci incontra per la prima volta.
E invece sono convinta che non sia così.
Nella vita personale forse neanche ci pensiamo. Le persone che ci stanno vicino vedono anche tutto quello che non diciamo. Condividono la nostra storia, ci osservano cambiare nel tempo e continuano a volerci bene anche quando facciamo fatica a raccontarci.
Con un’azienda è diverso.
Chi arriva oggi conosce solo quello che decidiamo di mostrargli. È come se entrasse in una casa per la prima volta: vedrebbe la stanza in cui è stato accompagnato, non saprebbe cosa c’è nelle altre, e si farebbe un’idea di chi ci abita solo da quello che ha davanti in quel momento.
Per questo ogni tanto vale la pena guardarsi con un po’ di distanza, come se ci osservassimo dall’esterno. L’obiettivo non è diventare qualcun altro, ma capire se il modo in cui ci raccontiamo assomiglia ancora a quello che siamo diventati.

Quando cambia il modo di cercare, cambia anche il modo di farsi trovare
Fino a poco tempo fa, quando avevamo un dubbio, aprivamo Google, digitavamo la nostra domanda e sceglievamo il risultato da consultare.
Oggi capita sempre più spesso di fare una domanda direttamente a ChatGPT, Gemini o a un altro motore di ricerca AI. Cambia il gesto, ma cambia soprattutto il modo in cui vengono selezionate le informazioni che leggiamo.
Se hai un sito, probabilmente negli ultimi mesi ti sarà capitato di sentire parlare di GEO (Generative Engine Optimization). Molti la presentano come la nuova SEO, ma leggendo e studiando questo tema ci siamo resi conto che la questione è un po’ più complessa.
Prima ancora di chiederti come rendere il tuo sito comprensibile ai motori di ricerca generativi, vale la pena verificare se riesce davvero a spiegare chi sei. Se la struttura è chiara, i contenuti sono accessibili e le informazioni sono organizzate correttamente, la GEO smette di essere una tecnica da applicare e diventa la naturale conseguenza di un sito progettato bene. E secondo noi proprio questo continuerà a fare la differenza anche quando la tecnologia cambierà ancora.
Nell’articolo “GEO e web design: il tuo sito è pronto a farsi trovare dall’AI?” cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su un tema di cui si parla molto e di capire perché, prima ancora di inseguire ogni novità tecnologica, vale la pena costruire un sito capace di raccontare con chiarezza, oggi come domani.

E se il brand vive solo nella tua testa?
Ti è mai capitato di cercare il logo della tua azienda e ritrovarti davanti a cinque file con nomi diversi? Oppure di dover preparare una presentazione e chiederti quale font usare o quale colore scegliere?
Sono situazioni che capitano più spesso di quanto vorremmo e, quasi sempre, si risolvono in pochi minuti. Il problema è quando iniziano a ripetersi. Quando, ogni volta, bisogna chiedere a qualcuno quale sia il file giusto o recuperare quella vecchia email in cui erano state condivise le indicazioni corrette.
Da riflessioni come questa è nato il nostro approfondimento sulla brand governance. È facile pensare che sia solo una questione di identità visiva, o uno strumento riservato alle grandi aziende. In realtà la brand governance significa mettere a disposizione di tutti le informazioni che servono per comunicare il brand con coerenza, così che chiunque, dal team ai nuovi collaboratori, possa trovare le risposte senza doverle chiedere ogni volta.
Nell’articolo “Brand book e brand governance: l’identità visiva non è solo grafica” raccontiamo perché il manuale del brand non è semplicemente un documento con indicazioni su come usare logo e colori, ma uno strumento che aiuta un’azienda a rimanere coerente nel tempo, senza dover cercare ogni volta le stesse indicazioni tra file, cartelle e vecchie conversazioni.

Ispirazioni per visionari digitali
Se questo mese preferisci qualcosa che parli più al tuo lavoro di ogni giorno, ecco tre spunti che ci sentiamo di consigliarti.
La finestra di Johari per manager d’azienda racconta un modello nato negli anni ’50 ma sorprendentemente attuale: quattro aree che distinguono ciò che sappiamo di noi stessi da ciò che gli altri vedono e noi no. Per chi guida un’organizzazione è uno strumento semplice per iniziare a chiedersi se il modo in cui ci raccontiamo assomiglia davvero a come veniamo percepiti dal team.
The E-Myth Revisited. Il mito dell’imprenditore di Michael E. Gerber è un classico per chi guida una piccola o media impresa: spiega perché così tante aziende restano dipendenti da chi le ha fondate, e come si costruiscono sistemi capaci di funzionare anche senza la presenza costante di una sola persona. Una lettura diretta, senza fronzoli, per chi si riconosce nella frustrazione di essere l’unico punto di riferimento.
Your body language may shape who you are di Amy Cuddy è un TED Talk che parte da un’osservazione semplice: la postura che assumiamo influenza il modo in cui gli altri ci percepiscono. Ma il punto più interessante è un altro: può cambiare anche il modo in cui percepiamo noi stessi. Un invito a riflettere su quanto la nostra presenza, dentro e fuori l’azienda, comunichi davvero ciò che vogliamo trasmettere.