Scopriamo insieme come possiamo lavorare meglio
Cara lettrice, caro lettore di BY THE WAY,
marzo è un mese strano e di passaggio. Il meteo cambia di continuo, la luce aumenta ma le giornate sembrano ancora corte finché non cambia l’orario. Nel mio caso l’umore segue quella stessa instabilità, che in alcuni momenti non aiuta. Se in queste settimane hai avuto la sensazione di fare tanto senza però sentirti davvero presente in quello che fai, sappi che non sei solə.
Sabato scorso ero a un incontro dei Creative Mornings, una rete internazionale di eventi gratuiti dedicati alla creatività: si fa colazione insieme e si ascolta il punto di vista di una persona che lavora in questo mondo. A Roma questo mese era presente GUD, fumettista e illustratore. Una di quelle persone che riescono a raccontare il proprio lavoro senza renderlo complicato o distante, ma riportandolo a qualcosa di molto concreto e comprensibile.
Dopo l’incontro c’è stato spazio per le domande e, a un certo punto, dal pubblico è arrivata la domanda di rito sull’AI. Un ragazzo raccontava che in alcuni contesti i disegnatori vengono già sostituiti nella preparazione degli storyboard e chiedeva come immaginasse l’evoluzione del suo lavoro.
La sua risposta mi ha colpita. GUD ha detto che il bello del lavoro creativo è perdersi mentre lo stai facendo. Quel momento in cui il tempo smette di scorrere e sei completamente dentro quello che stai costruendo. Quello, ha detto, l’AI non potrà mai dartelo.
È quello che lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi chiama Flow: lo stato in cui competenza e sfida si incontrano e il lavoro smette di essere un peso. Non si trova nel riposo, nel successo o nel denaro, ma nel fare, con piena presenza.
Ne parlava anche la newsletter di Prompt Design che mi è arrivata stamattina, in cui si rifletteva su come oggi il flow venga continuamente interrotto. In questo senso l’AI può fare per noi qualcosa di concreto. L’intelligenza artificiale sta già cambiando il nostro lavoro e il nostro modo di vivere, ma possiamo scegliere di non farci sostituire nel lavoro creativo: possiamo usarla per liberare spazio e decidere cosa vogliamo tenere per noi. E se quello spazio riesce anche a renderci felici, è tanto di guadagnato.
Questi argomenti sono stati i protagonisti dei blog post di WAY. Abbiamo parlato di energia, di presenza e di cosa succede quando vengono a mancare.

Energia, flow e stress da lavoro
Quando si parla di flow si tende a immaginarlo come qualcosa di raro, quasi un lusso. Un momento fortunato in cui tutto fila liscio e riusciamo a dare il meglio di noi. In realtà è molto più concreto di così: riguarda direttamente la qualità del nostro lavoro e il nostro equilibrio. Il problema è che spesso ce ne accorgiamo solo quando viene a mancare.
Ci sono periodi in cui tutto sembra più faticoso. Le cose che di solito facciamo con naturalezza richiedono uno sforzo maggiore. Ci distraiamo più facilmente, facciamo più fatica a prendere decisioni, procrastiniamo. Molto spesso è una questione di energia mentale.
Quando l’energia cala, il flow diventa difficile da raggiungere. E senza quello stato di presenza piena il lavoro cambia completamente consistenza: diventa più pesante e restituisce meno soddisfazione. Anche la creatività ne risente, perché ha bisogno di tempo e non è qualcosa a cui possiamo accedere a comando.
Se succede, potrebbe trattarsi di stress da lavoro. Piccole interruzioni, distrazioni continue, decisioni che si accumulano e attività che si sovrappongono creano un rumore di fondo che rende sempre più difficile concentrarsi. E più ci allontaniamo da quello stato, più cerchiamo di compensare con il tempo. Ci sforziamo di fare di più, di organizzarci meglio, senza però risolvere il problema alla radice.
Il flow può diventare un segnale utile: ci dice quando stiamo lavorando nelle condizioni ottimali, con il giusto coinvolgimento e un’energia che sostiene quello che facciamo. E allo stesso modo, quando fatica ad arrivare, ci dice che forse è il momento di fermarsi.
Ne abbiamo parlato più a fondo nel nostro post: Riconoscere lo stress da lavoro prima che diventi burnout

Perché i progetti perdono ritmo
Se il flow è lo stato in cui lavoriamo meglio, allora vale la pena chiederci anche che cosa lo ostacola nella pratica, quando non riusciamo a raggiungerlo. Non sempre è il lavoro in sé a essere complesso, ma molto spesso viene complicato da tutto ciò che lo circonda.
Succede quando un progetto rallenta e la prima cosa a cui si pensa sono i tempi o le difficoltà tecniche. In realtà, nella nostra esperienza, i rallentamenti più frequenti hanno un’altra origine.
Può dipendere da troppe persone che approvano le stesse decisioni, da feedback che non arrivano oppure arrivano frammentati. Altre cause possono essere i contenuti consegnati in ritardo o perfino obiettivi che non erano chiari fin dall’inizio e che costringono a rimettere mano a tutto.
Sono piccoli ostacoli che si sommano e che nel tempo hanno un impatto molto concreto: interrompono il ritmo, spezzano la concentrazione, rendono difficile entrare in quello stato di continuità che serve per lavorare bene.
Quando manca organizzazione può capitare di lavorare per ore senza arrivare da nessuna parte. Quando invece i progetti sono ben strutturati e seguiti, e quindi si creano le condizioni giuste, si possono fare progressi significativi in molto meno tempo e si torna in quello stato di concentrazione profonda da cui escono i risultati migliori.
Ne abbiamo parlato nel dettaglio nel post: Quanto tempo serve per fare un sito web?

Ispirazioni per visionari digitali
Negli ultimi giorni mi sono resa conto che non entriamo nel flow solo quando lavoriamo.
A volte succede quando cambiamo contesto. Quando ascoltiamo qualcuno che racconta il proprio lavoro da un punto di vista diverso dal nostro o quando usciamo, anche solo per qualche ora, da quello che facciamo tutti i giorni.
Eventi come i Creative Mornings, un podcast ascoltato durante una passeggiata, un libro iniziato senza avere un obiettivo preciso, una conversazione inaspettata con una persona incontrata per caso: sono tutti modi per ampliare il nostro sguardo e che ci aiutano a ritrovare il flow, anche nel lavoro.
Non serve riempire ogni momento per sentirsi produttivi. A volte serve fare qualcosa di diverso, anche semplicemente riposarsi, per ritrovare il nostro ritmo.
Qualche spunto per proteggere il tuo flow
Se stai attraversando un periodo in cui il lavoro sembra più pesante del solito, può valere la pena fermarsi un momento e osservare dove va la tua energia durante la giornata.
Distingui le attività che ti avvicinano al flow da quelle che te ne allontanano. Non tutto quello che facciamo richiede la stessa presenza. Alcune attività ci coinvolgono, altre ci sfiniscono. Capire quali sono le une e quali le altre è il primo passo per organizzare il lavoro in modo più sostenibile.
Proteggi le ore in cui sei più lucidə. Non tutte le ore della giornata valgono allo stesso modo. Riserva le fasce in cui la mente è più fresca al lavoro che richiede concentrazione profonda. Email, chiamate e altre attività operative possono aspettare.
Riduci l’attrito intorno al lavoro più importante. Decisioni frammentate, materiali mancanti, obiettivi poco chiari sono elementi che consumano energia. Più riesci a definire le condizioni in cui lavori, meno energia disperdi inutilmente.
Usa il flow come segnale: quando fatica ad arrivare è spesso un indicatore che qualcosa nell’organizzazione o nella tua energia va rimesso a posto.