Per farti riconoscere e ricordare
C’è un trend che negli ultimi anni si è piuttosto consolidato. Sicuramente lo hai notato anche tu, molti brand hanno avviato un processo di ridefinizione del proprio logo, puntando a una decisa, in alcuni casi radicale, semplificazione. Design flat e minimalismo in favore di elementi superflui come sfumature, bordi e, nei casi più spinti, si è arrivati anche all’eliminazione di testi e grafiche. Guarda come è cambiato nel corso del tempo il logo di Pepsi, ad esempio.

È indubbio che i loghi, in passato, fossero particolarmente ricchi di dettagli: testi con font differenti, disegni fatti a mano, illustrazioni. Oggi però le cose sono molto diverse. E non si tratta di un cambiamento che riguarda solo loghi di aziende-colosso: è una tendenza che percepiamo anche noi con i nostri e le nostre clienti. A tutti i livelli, insomma, si cerca di puntare al minimalismo e oggi vogliamo dirti la nostra su questo fenomeno.
Less is more
La strada verso il minimalismo è scelta dai brand sulla base di una serie complessa di ragioni. Piaccia o meno, tocca innanzitutto riparlare del bassissimo livello di attenzione degli e delle utenti. Soprattutto in un ambiente come quello digitale, siamo sotto un costante bombardamento di stimoli e di contenuti e la nostra capacità di prestare attenzione ai dettagli è diminuita nel corso degli anni. Quando un* cliente ci chiede di intervenire su un rebranding, suggeriamo sempre di puntare su un logo semplice, di grande impatto, privo di inutili sovrastrutture, che possa essere facilmente memorizzato. Allo stesso tempo, però, un logo deve anche farsi carico di “raccontare”, pur senza parole (o quasi), la storia di un’azienda, i suoi prodotti o servizi, i suoi valori. Quindi, le scelte minimaliste possono essere necessarie, ma occorre ponderarle bene, per non eccedere con i “tagli” e sprofondare nel pozzo dell’impersonalità.
Più formati, più attenzione ai dettagli
Un altro elemento che potrebbe spingere verso la semplificazione del logo è dato dalla moltiplicazione dei formati. Le possibili applicazioni del logo di un brand sono aumentate in modo esponenziale. Per quanto riguarda l’offline, pensa soltanto alla produzione e alla stampa (spesso a costi molto bassi) di materiali promozionali come totem, vele, stendardi, poster, shopper, ecc. Per l’online, è ancora peggio. In passato bastava inserire il proprio logo in un bel banner sul sito; oggi puoi applicarlo nelle about e sales page, nella newsletter, nel blog, nella tua app proprietaria (se ce l’hai), nell’ecommerce e ovviamente sui social. Come se non bastasse, su questi ultimi i formati cambiano quasi ogni mese ed è importante riuscire a stare al passo con i cambiamenti.
Anche per questa ragione, il suggerimento che diamo a chi si rivolge a noi è di scegliere un logo semplice, che possa essere riprodotto in modo convincente tramite formati e materiali molto diversi tra loro. Soprattutto, cerchiamo sempre di garantire la leggibilità, non solo a seconda dei formati, ma anche dei diversi dispositivi, siano essi pc, Mac, tablet o smartwatch. Inoltre, teniamo conto delle diverse risoluzioni e dimensioni degli schermi.
Semplificare per cambiare
La scelta di modificare il logo non è soltanto puramente estetica; si lega a un cambiamento profondo nella propria offerta. Sempre restando agli esempi famosi, guarda come è cambiato il logo di Dunkin’ Donuts:

In questo caso, la scelta è stata radicale: quella di eliminare la parola “Donuts”, proprio perché la loro offerta andava ormai molto al di là della sola vendita di ciambelle. Può capitare che anche tu, nel corso degli anni, abbia deciso di accantonare delle linee di prodotti/servizi e di ritrovarti quindi con un logo che non ti rispecchia più al 100%. Potrebbe quindi essere arrivato il momento per rimetterci mano (magari con il nostro aiuto!).
Semplificare non è banalizzare
A volte ci capita di percepire nei nostri e nelle nostre clienti un po’ di ritrosia al cambiamento. Questo perché si teme che la semplificazione porti a soluzioni banali o di comodo, tutte simili tra loro e prive di personalità. In realtà, non è così. Quando lavoriamo su un nuovo logo o sulla modifica di uno esistente, cerchiamo sempre di salvaguardarne i tratti distintivi del brand. Se si decide di ridurre qualche elemento grafico o di limitare l’uso di diversi font, o di scegliere solo un set di colori, il risultato dovrà comunque essere originale e dotato di personalità, oltre che leggibile e memorizzabile.
Fare il bastian contrario
La semplificazione non è sempre l’unica scelta percorribile. In alcuni casi, le aziende hanno pensato di recuperare dal passato degli elementi tradizionali del proprio design visivo, cercando nella storia e nella tradizione una nuova identità. Qui sotto vedi il caso di Kodak: nel suo restyling del 2016, ha recuperato la classica “K”, presente nel logo già nel 1971. In questo caso la scelta è giustificata dalla storia pluridecennale del marchio e dalla volontà di innescare un effetto-nostalgia, adattato alle esigenze grafiche e visuali contemporanee.

Può essere una scelta da seguire se la tua azienda ha alle spalle una lunga storia e vuoi valorizzare alcuni elementi del suo passato. Insomma, anche una soluzione “vintage”, per così dire, non va scartata a priori, purché sia coerente con la mission del tuo brand.
Due consigli di lettura e uno di visione
Visto che un elemento fondamentale del logo è il colore, ti consiglio di leggere Cromorama, di Riccardo Falcinelli. Un saggio dedicato al ruolo che il colore gioca nel nostro mondo contemporaneo, un vero e proprio filtro attraverso cui noi, consapevoli o meno, pensiamo la realtà.
Lo leggo subito
Sempre restando in ambito libri, impossibile non citare Munari e il suo Design e comunicazione visiva. Il maestro del design italiano ha scritto un manuale molto divertente per comprenderne i principi, le leggi e le possibili realizzazioni.
Non posso perdermelo
Se invece di leggere preferisci una docu-serie, per te su Netflix c’è Abstract, un viaggio alla scoperta delle menti dei designer più innovativi, in diversi campi. La serie spiega l’impatto che il design ha su ogni aspetto della nostra vita.
Inizio a guardarla stasera
Dal blog di WAY
Quali sono le pagine essenziali se sei freelance
I siti non sono tutti uguali. C’è differenza se hai un’azienda o se lavori come professionista. In questo secondo caso, serve un sito con pagine specifiche ben progettate per raccontare chi sei, come lavori e cosa sai fare. Quali pagine servono? Ne abbiamo parlato nel nostro blog.
3 siti aziendali efficaci
Da cosa si capisce se un sito è fatto bene? Secondo noi, il discrimine principale è la progettazione che sta alle spalle.
Abbiamo quindi deciso di portarti un po’ a spasso nel nostro modus operandi, facendoti vedere come abbiamo affrontato 3 lavori molto diversi e significativi: quello per un comune svizzero, per un brand di fitofarmaci e per un grande e-commerce di prodotti per la cura della persona.
Qual è la differenza tra landing page e sito?
Potrebbero sembrare la stessa cosa, ma sono due prodotti digitali molto diversi che hanno scopi differenti. Ci avevi mai pensato prima?