Le 5 metriche più utili di Google Analytics

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Dopo un po’ di riflessioni hai finalmente lanciato il tuo nuovo sito, con un bell’ecommerce customizzato con cui vuoi vendere al meglio i tuoi prodotti o servizi. Il progetto è stato seguito da noi di WAY e il risultato ti ha soddisfatto al 100%. Il sito è ormai online da qualche mese, a questo punto è normale iniziare a chiedersi: “Ma come stanno andando le cose?”. 

Per dare una risposta a questa domanda entrano in gioco le statistiche (o metriche), cioè un insieme piuttosto corposo di dati che il tuo sito è in grado di generare e che possono essere raccolti da strumenti gratuiti come il celeberrimo Google Analytics.

La domanda che però spesso sentiamo ripetere dai nostri clienti è: “Quali dati devo guardare?”. Sì, perché i dati raccolti da Google Analytics sono moltissimi e non è sempre molto intuitivo districarsi nell’interfaccia. 

In questo post, vediamo alcuni dati essenziali, che devi tenere presente per valutare l’andamento del tuo nuovo sito. Una premessa importante, prima di iniziare, è che ovviamente si tratta di indicazioni molto generali, che andranno poi calate sul tuo modello di business, sul tuo settore, e sui tuoi obiettivi aziendali. 

In questo post ci occupiamo di:

  • Google Analytics: una breve introduzione
  • Il traffico sul tuo sito
  • Il bounce rate
  • Il tempo di permanenza
  • Le fonti di traffico
  • I dispositivi

Google Analytics: una breve introduzione

Google Analytics è un servizio gratuito, lanciato nel 2005 e poi più volte perfezionato nel corso del tempo. Attualmente, ci troviamo nella fase di transizione tra Google Analytics Universal, il servizio storico, e Google Analytics 4, che introduce analisi più complete, maggiormente rivolte agli eventi, e all’integrazione multi-channel. Un prodotto sempre più completo e potente, pensato per tenere il passo dei cambiamenti presenti e futuri.

Immagina Google Analytics come la tua plancia di comando, che ti consente, a colpo d’occhio, di capire con grande livello di dettaglio come stanno andando le tue iniziative di marketing. Analytics genera dunque dei report in tempo reale per aiutarti a comprendere come gli utenti interagiscono con il tuo sito. Puoi filtrate i dati che ti interessano scegliendo le voci che ti sono più utili dal menu a sinistra e personalizzare la dashboard, cioè l’home page dei tuoi dati. Le informazioni raccolte sono indispensabili per capire se stai raggiungendo i tuoi obiettivi, in termini di vendite, lead generation, visualizzazioni di una specifica pagina, download di un certo file e molto altro ancora. Queste metriche possono evidenziare dei punti dolenti nella UX del tuo sito, ma possono anche mettere in luce elementi che funzionano bene. 

Nel complesso, queste informazioni possono essere utilizzate per prendere decisioni sul marketing, sul design del sito web e sull’offerta dei tuoi prodotti o servizi.

Il traffico sul tuo sito

In genere il traffico è una cosa negativa, ti fa subito pensare alle code in autostrada. Se invece parliamo delle statistiche di un sito, il traffico è una cosa buona. Si tratta in buona sostanza del numero di visitatori che atterranno sulle tue pagine. Con Analytics puoi confrontare il traffico paragonando periodi diversi, per capire se, nel corso delle settimane o dei mesi, i visitatori sono aumentati o diminuiti. Nel caso si verifichino dei picchi, in positivo o in negativo, sarà opportuno capire se è successo qualcosa rispetto alla tua attività. Un picco positivo potrebbe ad esempio verificarsi durante un periodo di promozioni speciali, mentre uno negativo potrebbe essere legato a fasi di down del tuo sito, sulle quali interrogare chi ti fornisce l’hosting. 

Cosa puoi fare per incrementare il numero di visitatori? Ecco qualche idea:

  • creare contenuti più coinvolgenti, come long form e video;
  • aggiungere più prodotti o migliorare le pagine di quelli esistenti con testi migliori e immagini e video più attraenti;

Il bounce rate

“Bounce” in inglese vuol dire rimbalzo. Forse ti ricorderai, abbiamo già affrontato questo argomento in questo post in cui abbiamo parlato delle differenze tra sito e landing page.

Con questo termine si intendono quei visitatori che entrano nel tuo sito e poi se ne vanno subito, senza interagire. Il bounce rate è la percentuale di questi rimbalzi sul totale degli ingressi. Più questa percentuale cresce, più la cosa potrebbe essere problematica. Il rimbalzo può derivare dal fatto che i visitatori non trovano quello che stanno cercando sul tuo sito o, più in generale, non sono interessati a quello che stanno vendendo. La cosa però non è così semplice come potrebbe sembrare e il dato sulla frequenza di rimbalzo può essere controverso, anche perché ci sono molti elementi che entrano nel calcolo. 

Può darsi, ad esempio, che alcune pagine con una frequenza di rimbalzo elevata, producano comunque un tasso di conversione accettabile. Oppure ci possono essere delle pagine, come il checkout, che avranno sempre un’elevata frequenza di rimbalzo. Insomma, è buona cosa analizzare i risultati pagina per pagina.

Come regola generale:

  • un bounce rate tra 26% e 40% è considerato ottimo, 
  • tra 41% e 55% è nella media, 
  • tra 55% e 70% è superiore alla media e potrebbe essere il risultato di qualche problema sul sito. 

Percentuali oltre il 70% sono decisamente negative, però, attenzione, anche un tasso troppo basso è quasi sempre sinonimo di problemi, perché una percentuale minima di rimbalzi è inevitabile. Se il tuo sito restituisce un bounce rate sotto il 20% è perché probabilmente c’è stato un tracciamento degli eventi non corretto o qualche problema nel codice.

Vale il discorso che abbiamo fatto sul paragrafo dedicato al traffico: se il bounce rate non è soddisfacente, puoi correre ai ripari migliorando i contenuti del sito rendendoli più coinvolgenti, oppure affinare il targeting del tuo pubblico, in modo da attrarre (ad esempio con campagne adv mirate) solo chi è davvero interessato ai tuoi contenuti. 

Il tempo di permanenza

Un’altra variabile molto importante è il tempo che le persone passano sulle pagine del tuo sito. Se il tempo di permanenza è alto, si può presumere che sia perché il pubblico è interessato ai tuoi contenuti. Ma, anche in questo caso, la parola magica è: dipende. Tempi di permanenza troppo lunghi potrebbero infatti indicare che le persone faticano a trovare quello che stanno cercando e girano a vuoto tra le tue pagine. 

Possiamo dire, sempre con tutti i distinguo del caso, che un tempo medio di tre minuti è un ottimo risultato.

In genere, questa metrica è strettamente legata alla media delle pagine viste per sessione, che mostra esattamente quante pagine del tuo sito web sono state sfogliate da un visitatore.

Ad esempio, se hai un ecommerce con molti prodotti, vorrai che i visitatori visitino quante più pagine possibile. Ecco che allora un dato medio di 5/6 pagine può essere poco soddisfacente (considerando che una sarà ad esempio la home). Per ovviare a questo problema potresti, ad esempio, inserire dei prodotti correlati all’interno delle tue sales page, in modo che i visitatori possano essere portati in modo naturale a visitare più pagine e, si spera, a completare più acquisti. Non è detto che una media elevata di pagine viste per sessione produca in automatico più vendite, ma è comunque un ottimo indicatore. Più pagine un visitatore vede sul tuo sito web, più è probabile che compia l’azione che desideri.

Le 5 metriche più utili di Google Analytics

Le fonti di traffico

Un dato utile, per valutare se il tuo sito è ben posizionato nel variegato mondo del web, sono le fonti di traffico. Si tratta cioè di capire da dove arrivano i visitatori. Ad esempio, se hai linkato il sito nella biografia dei tuoi social preferiti (Instagram, Facebook, TikTok, LinkedIn, ecc.), è possibile che una buona fetta di traffico arrivi proprio da lì. Andare ad analizzare questo dato su Google Analytics è utile, perché, se lo incroci con gli altri di cui ti ho parlato in precedenza, potrai scoprire cose interessanti. Ad esempio, potresti accorgerti che gli utenti, provenienti dalla fonte di traffico newsletter, hanno un tempo medio di permanenza sul sito più alto rispetto a quelli che arrivano da Facebook. Potrebbero quindi essere un pubblico più interessato ai tuoi contenuti, elemento da tenere in considerazione per targettizzare azioni di marketing più aggressive.

I dispositivi

Come dice il nome, questi dati mostrano da che dispositivo le persone accedono al tuo sito. Usano di più il Pc, il tablet, o lo smartphone? Perché ti interessa questo dato? Perché se scopri che il 70% del tuo traffico arriva da mobile, può essere opportuno verificare che il sito sia 100% mobile responsive e non ci siano problemi di visualizzazione sui dispositivi più piccoli. Altrimenti, rischi di dare una pessima esperienza di navigazione proprio al tuo pubblico più numeroso. Analizzando le analytics, puoi anche scoprire quale sistema operativo (iOS, Android, o Windows?) e quale browser (Chrome, Safari, o Firefox?) utilizzano i tuoi visitatori. Anche in questo caso, si tratta di informazioni utili per ottimizzare il tuo sito, apportando le modifiche al design e ai contenuti, necessarie per renderlo navigabile dai dispositivi più diffusi.

Bene, siamo arrivati al fondo di questo post, in cui abbiamo affrontato 5 metriche molto importanti da monitorare una volta lanciato il tuo nuovo sito: il traffico, il bounce rate, il tempo di permanenza, le fonti di traffico, i dispositivi.

Si tratta della punta dell’iceberg, perché i dati che possono essere raccolti e analizzati con Google Analytics sono molti. Se non hai grande dimestichezza con questi processi, ti consigliamo di partire proprio dallo studio di queste 5 metriche. Prenditi del tempo per settarle al meglio su Google Analytics e per monitorarle, cercando di trarne delle risposte utili, per potenziare i tuoi contenuti e aumentare le vendite del tuo business.

Le 5 metriche più utili di Google Analytics

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Alessandro
Founder di WAY e web designer esperto
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