Siti poco trasparenti, testi non efficienti: dal timore a nuove strategie
Cara lettrice e caro lettore di By the WAY,
a differenza di quanto scrisse il poeta inglese T.S. Eliot (che adoro!), per me non è aprile, ma novembre “il più crudele dei mesi”. Solo in questo periodo infatti si danno puntualmente appuntamento il freddo, i cieli grigi, giornate sempre più brevi e buie, le scadenze fiscali (maledetti anticipi!), le tante richieste tutte insieme dei clienti che vogliono “tutto online prima di Natale” e la stanchezza di chi è a metà del lungo guado tra l’estate e la fine dell’anno.
Personalmente, in questo novembre mi sono confrontata con la fatica, ma anche con il tema della paura, soprattutto nel web. Halloween e il suo immaginario c’entrano e non c’entrano.

I Dark Pattern e la paura di essere manipolatə dal web
Proprio la paura nel web è al centro di un post che Alessandro ha scritto sul nostro blog WAY Forward. Il tema è quello dei Dark Pattern della rete. Dietro questo termine misterioso e vagamente creepy si cela una serie di soluzioni di web design il cui scopo è spingere le utenti e gli utenti a fare acquisti non voluti, abbonarsi a servizi inaspettati o a condividere più informazioni personali di quanto intendessero. Insomma, se non è una truffa conclamata, stiamo comunque parlando di tranelli psicologici che sfruttano la fiducia del pubblico, e non soltanto di quello più distratto e incauto.
Quando navighiamo in rete non possiamo infatti sapere (e forse nemmeno immaginare) ciò che può davvero avvenire tra le schede del nostro browser e dei pericoli a cui siamo esposti.
Oltre a presentare una sorta di catalogo dei più comuni Dark Pattern presenti in rete, nell’articolo si affronta anche il tema dei rischi correlati. Rischi che spesso sono particolarmente subdoli, perché minano il rapporto di fiducia tra chi offre e chi cerca servizi e prodotti online, indipendentemente dagli standard etici del singolo operatore. Alessandro propone anche alcuni consigli su come individuare i Dark Pattern e come comportarsi di conseguenza. Con una premessa: la prima difesa è la consapevolezza: più siamo informatə, più riconosciamo i trucchetti del web, meno rischiamo. Ecco perché ti invito a esaminare con attenzione tutte le opzioni e le condizioni di vendita, a controllare le impostazioni sulla privacy, a utilizzare gli adBlocker e a sfruttare quando serve il diritto di recesso, che per altro è ben tutelato dal nostro ordinamento. Se sei curiosə di leggerlo, lo trovi qui: Proteggiti dai dark pattern

La continua negoziazione tra SEO e Copywriting
Ma la paura nel nostro settore può essere anche correlata alla difficoltà di scegliere come raccontarsi sul web. Quali parole utilizzare nella realizzazione di un sito? Come strutturare i contenuti? Quando si arriva all’argomento “testi” molti clienti si bloccano, o per lo meno cominciano ad avere dei dubbi. Paura di testi troppo lunghi o troppo brevi. Testi ammiccanti o seriosi. Noiosi e complicati da leggere o semplici e banali. Con troppe domande, troppe ripetizioni, troppe call to action. Oppure, al contrario, troppa poesia e troppo poco marketing. Eccesso di spontaneità oppure abuso di freddezza da SEO, per assecondare al meglio l’ottimizzazione del posizionamento sui motori di ricerca.
Quando, nel confronto quotidiano con i e le clienti, emerge questa paura (o meglio incertezza), per me la parola d’ordine è: trovare il giusto equilibrio. Sulla necessità di negoziare continuamente tra SEO e Copywriting questo mese ho scritto un articolo sul blog BY THE WAY.
Da una parte, infatti, occorre scrivere “in chiave SEO”, con una serie di regole e technicality (le “famigerate” keywords, ma non solo!) che a prima vista possono sembrare rigide e fredde. Dall’altra, dato che un sito è uno spazio di rappresentazione del brand, bisogna usare copy per descrivere, raccontare, argomentare, stupire e coinvolgere. Insomma, le parole servono ad accompagnare le persone in un viaggio alla scoperta del brand stesso. Un viaggio che si spera sia lungo, piacevole e vantaggioso sia per chi presenta, sia per chi legge.
Ecco allora che diventa opportuno “scaldare” i contenuti testuali e renderli vicini al linguaggio del target. Occorre, insomma, un approccio che coniughi abilità da SEO Analyst e creatività da storyteller. Un aiuto lo può dare senz’altro la o il SEO COPYWRITER. Si tratta di una figura professionale relativamente nuova, specializzata nella redazione di copy professionali capaci contemporaneamente di coinvolgere il pubblico e ottimizzare il posizionamento sui motori di ricerca.
Leggi l’articolo: SEO copywriting: in equilibrio sul filo delle parole.

Ispirazioni per visionari digitali
Questo mese non ce l’ho fatta a leggere nuovi libri. Forse non ero nel giusto mood, di sicuro non ho avuto il tempo, la calma e la concentrazione necessari.
Però un consiglio da darti ce l’ho. Sono iscritta alla newsletter Le vite degli altri della piattaforma culturale Lucy di Nicola Lagioia, scrittore e intellettuale che apprezzo molto, nonché ex direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Tra tante newsletter super interessanti e stimolanti che ricevo, spesso affini al mio campo d’azione (mondo digitale, web development, strategie di marketing, imprenditoria, comunicazione, novità tecnologiche…), questa è decisamente diversa. Ha un’impostazione culturale, offre contenuti letterari, stimola idee e pensieri sulla contemporaneità.
Una delle vite che non sono la nostra (è questo il tema della newsletter) mi ha colpito molto e non smette di interpellarmi, in quanto donna e in quanto professionista del mondo digitale. Racconta la storia di Suor Mary Kenneth Keller, una religiosa che ha segnato un primato importante. È stata la prima persona a conseguire un dottorato in informatica e una delle pioniere dell’industria dei computer nell’America degli anni Sessanta.
Ecco il link alla newsletter di cui ti sto parlando.
https://9q1yc.r.sp1-brevo.net/mk/mr/sh/1t6AVsd2XFnIGKAEMaSyL2TaGLOD3t/jWsDCffCkoCl

La vicenda di Suor Mary è particolarmente interessante perché ci parla di visione e ricerca, di concentrazione e metodo, di una curiosità fuori dal comune, di gender gap, di invisibilità delle skill femminili nella storia.
Ma ci parla anche di una persona che è riuscita ad armonizzare l’impegno professionale in ambito STEM (dall’inglese science, technology, engineering and mathematics) con la propria “vocazione spirituale”. Un traguardo raggiunto in un’epoca in cui non si parlava ancora né di rompere i “soffitti di cristallo”, né di conciliare lavoro e vita privata.
C’è un aspetto, infine, che mi ha fatto riflettere. Suor Mary è stata tra le prime a riconoscere l’importanza dei computer per il futuro, definendoli “il più grande strumento interdisciplinare che sia stato inventato fino ad oggi”. Ne immaginava l’impiego nell’istruzione e nelle biblioteche, pur consapevole delle paure suscitate dal progresso — in particolare, quelle legate alla possibile perdita di posti di lavoro. Non ha però nascosto i suoi dubbi etici:
“È ragionevole stare dalla parte di coloro che sperano, ma con senso di responsabilità”, perché, dice, “l’uomo non ha sempre usato bene le sue invenzioni”.
E qui non possiamo non pensare all’oggi, con le molteplici sfide dell’AI, tra grandi opportunità e altrettanto grandi pericoli. Penso che chi non ha almeno un po’ di sana e ragionevole paura del futuro che ci aspetta, non ha capito bene la posta in gioco e l’ampiezza dei campi di applicazione del machine learning sul web, sulla nostra vita e sulla società.