Ciò che tiene insieme i progetti sono le persone
Cara lettrice, caro lettore di BY THE WAY,
in questo mese, più di una volta, ho pensato che forse dovremmo parlare di più di come si gestiscono i rapporti professionali anche quando non c’è un progetto in corso.
Cosa succede quando un sito è stato pubblicato o una consulenza è finita? Oppure quando un preventivo è stato inviato o un’urgenza è stata risolta?
Sono momenti in cui si tende a pensare che la relazione professionale non sia più attiva, ma secondo me non è così.
Un rapporto si instaura già dalla richiesta di una call o di un preventivo, e non si ferma al momento della consegna o della fattura.
Negli ultimi tempi ci è capitato di dedicare tempo, energie e attenzione a situazioni urgenti, a piccoli problemi che si sono presentati all’improvviso e che abbiamo cercato di risolvere nel modo più rapido e disponibile possibile. È qualcosa che facciamo volentieri, perché fa parte del nostro modo di lavorare, anche se a volte il rischio è che questa disponibilità venga data per scontata.
Ma quando arriva il nostro turno, quando aspettiamo un feedback dopo l’invio di un preventivo o di una fattura, o quando chiediamo una piccola referenza per un progetto appena concluso, capita che la conversazione si interrompa.
A volte per un periodo breve, fino alla prossima esigenza del cliente. Altre volte senza alcun seguito, lasciandoci un senso di sospensione e di delusione difficile da mandare giù.
Anche se non voglio farne una questione personale, lo diventa per via del modo in cui vivo il mio mestiere.
Per me il mio lavoro non è mai stato solo una questione tecnica o operativa. Lo faccio con coinvolgimento, con il desiderio di aiutare le persone a costruire qualcosa che le rappresenti, che sia utile.
E anche per Alessandro è così.
In questo processo, le relazioni contano tanto quanto il risultato finale. Quando tocca a noi, ci prendiamo il tempo di spiegare, ascoltare, adattare ogni passaggio, e per lo stesso motivo sentiamo il bisogno di essere ascoltati e di ricevere una risposta a nostra volta.
Non sono qui per far venire i sensi di colpa a nessuno. Vorrei solo provare a ragionare insieme su un punto che spesso passa in secondo piano: i rapporti professionali sono, prima di tutto, rapporti tra persone. E quando si sceglie di essere presenti, anche solo per dire “adesso non riesco”, la relazione rimane viva, si nutre un senso di rispetto e, nel tempo, si costruisce fiducia reciproca.
Confesso che sono contenta che gennaio stia finendo, anche se la primavera è ancora lontana, ma sono grata per le riflessioni che mi ha stimolato. Forse anche per questo abbiamo sentito il bisogno di tornare a parlare di consapevolezza e di etica nel nostro blog. Vorremmo costruire progetti insieme a persone con cui possiamo parlare la stessa lingua, anche quando si tratta solo di scambiarsi due righe via mail.

I progetti che funzionano iniziano con consapevolezza e fiducia
Prima di iniziare qualsiasi progetto è giusto chiederci “cosa vogliamo ottenere”, ma è altrettanto necessario definire “come vogliamo lavorare insieme”.
Spesso, presi dalla voglia e dall’entusiasmo di partire, diamo per scontato che tutto si definirà strada facendo. In parte è vero, ma l’esperienza ci ha insegnato che i progetti che portano risultati nascono da un dialogo che comincia prima ancora della creazione di un layout.
Nel nostro metodo, la consapevolezza è uno strumento di progettazione. È una condizione che permette di affrontare ogni fase con lucidità e di sapere sempre a che punto ci troviamo, anche quando le cose si complicano.
Ogni sito, ogni brand, ogni percorso digitale passa da snodi delicati in cui si decide la direzione da prendere. Se in quei momenti manca la comprensione del processo, le scelte si fanno più difficili, i confronti si irrigidiscono e i tempi si allungano. In questi casi il problema non sono le competenze, ma la comunicazione.
Per questo insistiamo tanto sull’inizio. Ci prendiamo il tempo di parlare, spiegare, fare domande, costruire insieme un percorso che non riguarda solo il risultato, ma il modo in cui ci arriveremo. Lo facciamo per tutelarci, e per tutelare anche chi lavora con noi.
La consapevolezza è uno dei modi più semplici e più efficaci per far funzionare un progetto.
E, come tutte le cose che funzionano, ha bisogno di presenza e di un po’ di attenzione in più all’inizio. Il resto viene da sé.
Ne abbiamo parlato in questo blog post: La consapevolezza nei progetti digitali è la tua migliore alleata. Dagli un’occhiata.

Scegliere con chi lavorare è importante per lavorare meglio
Dopo quasi vent’anni di attività, abbiamo capito che non basta saper fare bene il proprio lavoro.
Per costruire progetti solidi, duraturi, rispettosi di chi li userà e di chi li gestirà, è necessaria una visione condivisa. Servono una base etica comune e un modo simile di comunicare, di intendere il tempo e le priorità.
Abbiamo lavorato a progetti bellissimi, che sono diventati complicati da portare avanti per mancanza di allineamento. Abbiamo imparato, a volte anche a fatica, che un buon risultato non basta se il processo che lo genera è teso o sbilanciato.
Per questo oggi sentiamo il bisogno di scegliere con più attenzione le collaborazioni che accettiamo, perché vogliamo essere il più possibile coerenti con chi siamo e con chi vogliamo diventare.
Etica, per noi, significa rispetto dei tempi, dei ruoli e soprattutto delle persone.
Significa coerenza tra ciò che si promette e ciò che si può effettivamente realizzare.
Significa progettare strumenti accessibili e curati nei dettagli.
Significa fare domande, e accettare anche le risposte che portano a un no.
Questa attenzione ci aiuta a riconoscere i progetti in cui possiamo dare il meglio e quelli in cui, al contrario, non saremmo utili. Riuscire a capire se c’è o meno compatibilità prima di iniziare è un gesto di responsabilità, nei nostri confronti e verso chi si affida a noi.
Nel nostro blog ne abbiamo parlato in questo post: L’etica professionale di Way e le persone con cui scegliamo di lavorare oggi. Leggilo e, se ti va, scrivici per dirci cosa ne pensi.

Ispirazioni per visionari digitali
Gennaio è stato un mese faticoso e pieno di riflessioni e ci ha fatto focalizzare su gentilezza, relazioni e capacità umane in una società che ci vuole sempre più veloci e produttivi. Condividiamo con te alcuni contenuti che possono farci fare qualche domanda sul modo in cui vogliamo vivere.
Un podcast che va ascoltato con calma
“La gentilezza che cambia le cose” podcast di Mario Calabresi
Un’indagine profonda su un sentimento che sembra sparire nel rumore del conflitto, ma che in realtà resiste, silenzioso, nelle storie delle persone. In queste due stagioni Calabresi, giornalista e scrittore, dialoga con antropologi, scienziati, scrittori, attrici, giornalisti e filosofi. Si parla di storia, ma anche di presente e di futuro. Si parla di come il rispetto e l’ascolto possano ancora essere strumenti per cambiare il modo in cui stiamo al mondo, anche nel lavoro.
Lo trovi su Spotify, e puoi ascoltarlo anche in macchina o mentre cucini.
Ascoltalo qui →
Un TED Talk che spiega perché la gentilezza non è una distrazione
“Le abilità umane di cui abbiamo bisogno in un mondo imprevedibile” di Margaret Heffernan
Un discorso che ci ha colpito perché mette in discussione un’idea che sentiamo spesso: che l’efficienza sia il valore supremo.
Heffernan, imprenditrice, saggista e speaker internazionale, racconta invece di quanto sia importante costruire legami e prendersi cura delle relazioni, anche quando non portano risultati immediati. È una riflessione potente su quanto l’umanità, nel senso più pratico del termine, sia il vero motore dell’innovazione e del superamento dei momenti difficili.
Guarda il TED Talk, anche se è di qualche anno fa, affronta temi molto attuali.
Guarda il video →
Un video breve che racconta cosa succede quando siamo gentili
“The Power of Kindness” di Simon Sinek
In meno di tre minuti, Simon Sinek, autore e consulente per aziende, ci spiega perché un gesto di gentilezza non è solo un atto morale, ma una reazione chimica che ci lega agli altri. Quando siamo generosi, il nostro corpo produce ossitocina: l’ormone che crea fiducia, connessione e senso di appartenenza. È un piccolo promemoria del fatto che gesti semplici come dare una mano, rispondere a una richiesta con rispetto o dare attenzione a chi ci parla, possono cambiare il modo in cui lavoriamo e viviamo insieme.
Lo trovi su YouTube, da guardare anche mentre aspetti il caffè.
Guarda qui →
Un piccolo gesto che può cambiare la giornata a qualcuno
A volte basta molto poco per tenere viva una relazione professionale.
Se leggendo questa newsletter ti è venuto in mente che c’è un’email a cui non hai ancora risposto, magari di un collaboratore, di un cliente o di un fornitore che ti ha scritto, prenditi due minuti adesso per farlo.
Anche solo per dire che hai letto, e che magari ne riparlerete più avanti.
Servono pochi minuti per far sentire gli altri riconosciuti e far funzionare meglio i rapporti.