I principi del design: il ritmo
Ciao! Devo ammettere che secondo me gli anni ’90, a livello di musica estiva piaciona e felice, sono insuperabili. Mica per niente era l’epoca del FestivalBar.
L’ho pensato l’altro giorno in auto, quando in radio hanno messo Rhythm is a dancer degli Snap!, classe 1992. Ma quanto era pazzesca? Se vuoi rinfrescarti la memoria te la lascio qui.
Se mi leggi da un po’ di tempo, ormai hai capito che la mia mente fa mille associazioni e dalla dance sono passata a ragionare sul concetto di ritmo, che è proprio uno dei principi del design di cui ti vorrei parlare oggi.
In musica, così dice Wikipedia, il ritmo è “una successione di impulsi o fenomeni intervallati tra loro da uno spazio di tempo più o meno regolare e costante”.
E nel design? Non è che ci si discosti tanto: si tratta dello spazio che va a crearsi tra elementi ripetuti, come linee, colori, forme, ecc. Se in musica il ritmo si ascolta con l’orecchio (e si tiene battendo le mani, anche se spesso io vado fuori tempo, lo ammetto), nel design si “ascolta” a occhio.
Questi elementi non sono sempre ripetuti esattamente nello stesso modo, ma possono anche subire delle variazioni, proprio come una sessione di free jazz. Nel complesso però, il design che stiamo guardando dà l’impressione che tutto scorra in modo ordinato. E non è un caso: infatti, si parla proprio di visual flow.
Questi concetti non ti sembrano facilissimi? Vediamo insieme un esempio per chiarire.
Questo che vedi sotto è un dipinto degli anni ’40 di Piet Mondrian e si chiama Broadway Boogie-Woogie.
Ci sono tantissimi quadratini in colori primari che brillano ritmicamente uno accanto all’altro per riprodurre la frenesia del quartiere dei teatri di New York e del Boogie-Woogie, un ballo scatenato che andava di moda in quegli anni.

Il ritmo toglie la banalità da qualunque design, manda un messaggio preciso a chi guarda, aiuta le persone a comprendere meglio la gerarchia di quello che stanno vedendo e fa spaziare l’occhio sulla “pagina” tra testo e immagini.
Il ritmo, inoltre, si può usare per scatenare delle emozioni: calma, eccitazione, ricordo, gioia, sorpresa, riflessione.
E se un brand, coi suoi design, scatena emozioni è sempre una bellissima cosa, no?
Per quale motivo? Beh, perché così si creano brand “rotondi”, pieni di personalità e profondità.
Ok, ti ho dato un po’ di definizioni, ma lo sapevi che esistono 5 tipi di ritmo visivo? Sono il ritmo regolare, casuale, alternato, scorrevole e progressivo.
Il ritmo regolare è quello dove nel design sono posizionate linee, colori, forme e scritte di dimensioni simili a distanze simili. Un esempio che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni è quello del menù di un sito, come nel caso di quello di Way (Aggiornamento 2024: quello che vedi è il menu del nostro vecchio sito).

Anche l’impaginazione di un blog aziendale, come quello realizzato da noi per Meteca:

Il ritmo casuale è composto da elementi che si ripetono a intervalli irregolari.
Nel ritmo casuale sicuramente rientra l’opera di Mondrian di cui ti parlavo prima, che faceva suonare il Boogie-Woogie davanti ai tuoi occhi. Per restare in ambito artistico aggiungo anche Golconde di René Magritte, coi suoi uomini in impermeabile che “piovono”. E Autumn Rhythm (Number 30) di Jackson Pollock che traduce in “dripping” il flusso costante della natura.


Con la grafica, si può dare vita a un ritmo casuale grazie all’uso dei colori. Nel sito che vedi qui sotto, per esempio, alcuni titoli vengono evidenziati in modo casuale con colori che rendono la consultazione dinamica e mai noiosa.

Il ritmo alternato prevede più elementi che vengono ripetuti in modo regolare all’interno dello spazio.
Il web design lo esprime perfettamente nelle componenti interne di un sito, come gli accordion, usati per le FAQ e le aree informative.


Il ritmo alternato nell’arte ha la sua traduzione nell’opera di Gene Davis del 1968 chiamata Passion Flower.

Quello scorrevole, invece, è un ritmo naturale come può essere quello dei fiori in un’aiuola e delle strisce di una zebra. Lo puoi ammirare nell’opera di Frank Lloyd Wright e nel suo museo Guggenheim.

Infine c’è il ritmo progressivo, cioè una serie di elementi in sequenza che variano in modo graduale, come capita per esempio nel famosissimo logo di Adidas.

Concludo questa carrellata con il sito di Moooi, brand olandese di arredi di design: fa un uso del ritmo e del movimento davvero unico, per un risultato iper-contemporaneo, professionale e di un’eleganza raffinatissima.

Alessandro e io usiamo il ritmo nei nostri lavori di web e graphic design per diversi motivi:
- emozionare chi guarda in modo potente;
- rendere varie e mai banali le nostre composizioni;
- aggiungere una seconda chiave di lettura, interpretativa;
- far indugiare lo sguardo di chi osserva più a lungo sul nostro lavoro.
Consigli del mese
Abbiamo parlato di ritmo e di jazz. Dopo la “tamarrata” dell’Eurodance anni ’90, che ha aperto questa newsletter, voglio consigliarti qualcosa di raffinatissimo. Puoi scoprire il jazzista Chet Baker su YouTube e farti coccolare dalla sua voce vellutata.
E se al ritmo ci aggiungi il blues? Viene fuori l’R&B. Uno dei suoi maggiori esponenti è Quincy Jones di cui ti consiglio lo strepitoso documentario Quincy su Netflix.
Te la ricordi la Ritmo della Fiat? Come dimenticarla, visto che per molti era un’auto bruttissima! Ci hanno persino scritto un libro, addirittura in doppia lingua.
Dal blog di WAY
Come si sceglie il font giusto?
La scelta del font giusto è un elemento fondamentale nella creazione di un sito web o nella messa a punto di un’identità visiva ed è una delle sfide che ci appassionano di più.
Optare per un carattere piuttosto che un altro non è, infatti, soltanto una scelta estetica, ma ha delle ricadute anche sulle percezioni e sulle emozioni del lettore o della lettrice. Non ci credi? Siamo sicuri che SE INIZIASSIMO A SCRIVERE COSÌ, LA TUA PERCEZIONE CAMBIEREBBE, È COME SE IL VOLUME DI QUELLO CHE STAI LEGGENDO SI ALZASSE FINO A RENDERE LA LETTURA FASTIDIOSA?
Dal mondo WAY
Abbiamo raccontato su Instagram come siamo cambiati nell’ultimo anno. Da inizio 2022, il carico di lavoro è decollato: i clienti ci affidavano sempre più progetti e, per avere una presenza online più consapevole e mirata, abbiamo deciso di investire in una strategia di comunicazione e aprire il blog.
Ci siamo formati periodicamente, non solo nei nostri ambiti (grafica e web design), ma anche sui temi dell’organizzazione del lavoro e della gestione del tempo.
Intanto, stiamo finalmente lavorando al nuovo sito di Way (non vediamo l’ora di mostrartelo!) e abbiamo mandato in pensione il nostro vecchio payoff per commissionarne uno nuovo che rappresenti al 100% questa nuova fase.