Ti porto con me tra decisioni difficili, nuove sfide e strumenti per lavorare con più consapevolezza
Cara lettrice e caro lettore di BY THE WAY,
come stai? Per me giugno è stato un mese ricco di giornate luminose e di lavori portati a termine.
Non è stato un mese perfetto o leggero, ma pieno. Di lavoro, di nuove scoperte, di piccole gioie fuori orario che in estate sono ancora più piacevoli. Un gelato dopo il lavoro, una passeggiata serale senza meta, un aperitivo con amici di vecchia data che fa sempre piacere rivedere.
Ho lavorato tanto, come succede spesso prima dell’estate. Ma a differenza di altri periodi frenetici, non mi sono sentita travolta. Anzi, ho seguito un ritmo più calmo, come se finalmente alcune cose si stessero mettendo in ordine.
Ci sono stati progetti da chiudere e altri da avviare, corsi da seguire, appuntamenti, scadenze. Ma anche giornate di sole, primi bagni al mare, mostre che mi hanno riempito gli occhi di colori saturi e geometrie nette come quella di Franco Fontana all’Ara Pacis di Roma. Se non l’hai vista, te la consiglio vivamente: hai tempo fino ad agosto.
Per tutto il mese mi ha accompagnato un pensiero: forse sto trovando la mia dimensione. Non perché tutto sia diventato improvvisamente lineare — lo è raramente — ma perché sono riuscita a non correre senza sapere dove. Mi sto abituando all’idea che ogni cosa richieda il suo tempo. E che anche imparare — crescere, cambiare, mettersi in discussione — può avere un ritmo più vicino al mio modo di essere. Qualcuno potrebbe dire che sto invecchiando 🙂 e forse è anche vero.
Però non è stato tutto così confortevole perché va bene rallentare, ma fermarsi no. Per questo ho deciso di partecipare a una challenge che coniuga LinkedIn e intelligenza artificiale. Non il classico corso pieno di teoria, ma un percorso pratico, concreto, dove bisogna mettersi in gioco contattando le persone che fanno parte del nostro target e con cui avremmo piacere a collaborare. È stato proprio questo a incuriosirmi. Perché sapevo che mi avrebbe messo a disagio e io, ogni tanto, per andare avanti ne ho bisogno.
Chi mi conosce sa che propormi non è mai stato il mio forte. Preferisco che siano le persone a trovarmi, magari dopo aver letto qualcosa, dopo aver visto un progetto o perché qualcuno che mi conosce parla bene di me. Ma in fondo, mi sono chiesta: se posso aiutare qualcuno perché dovrei aspettare che sia lui o lei a trovarmi? Se il mio lavoro serve a qualcosa, se aiuta a risolvere problemi, allora è giusto farmi avanti.
Robin Sharma, nel suo libro Il club delle 5 del mattino, scrive che dovremmo mettere le nostre competenze al servizio degli altri, per fare del bene. E che anche quando ci sembra che il nostro contributo non farà la differenza, non è così. Il nostro comportamento, o anche solo un piccolo gesto, può migliorare la vita di chi ci sta accanto.
Non so se troverò nuovi clienti (ti farò sapere). Ma questa challenge mi ha sorpreso perché mi sta aiutando a guardare il mio lavoro da un nuovo punto di vista. Mi ha ricordato che quello che faccio non è solo costruire siti web o progettare comunicazione digitale. È creare strumenti che rendano le persone più autonome, più serene, più libere. E non credo sia poco.
Quando ci ricordiamo in che modo il nostro lavoro può aiutare gli altri, tutto assume un altro senso, soprattutto il motivo per cui ogni mattina accendiamo il computer o alziamo la saracinesca.
Per me giugno è stato questo. Un mese in cui ho capito che alcune paure non vanno evitate, ma vanno ascoltate per capire dove possiamo arrivare.

Ha ancora senso avere un sito web, oggi che ci sono i social?
Sempre a proposito di paure, ce n’è una che sentiamo spesso nei discorsi con chi lavora con noi: quella di sentirsi obbligatə a scegliere tra sito e social, senza sapere quale strada sia quella giusta.Se te lo sei chiestə almeno una volta, sappi che sei in ottima compagnia.
I social sembrano offrire tutto: visibilità, immediatezza, strumenti semplici. E in effetti funzionano — ma fino a un certo punto.
Funzionano per farsi conoscere, per raccontarsi in modo diretto e quotidiano, per aprire conversazioni. Ma secondo me per arrivare a costruire una relazione stabile, duratura, profonda con le persone serve qualcosa in più. Serve un luogo stabile, costruito su misura.
Nel nostro ultimo articolo del blog abbiamo raccontato proprio questo: come cambia la strategia digital quando impari a vedere sito e social non come due opzioni, ma come alleati.
Il sito è casa tua: un luogo stabile, pensato per crescere con te, costruito attorno alla tua identità. È il posto dove accogli chi ti scopre sui social e lo accompagni a capire se il tuo brand è quello giusto per lui o lei.
Un social ti dà visibilità, un sito ti dà autorevolezza.
Il primo attira l’attenzione, il secondo la consolida.
Insieme, se usati con strategia, fanno un ottimo lavoro.
Se anche tu sei in quella fase in cui ti chiedi da che parte andare, sappi che forse non devi scegliere. Forse devi solo ripensare il modo in cui tutto può funzionare insieme. E se vuoi approfondire, trovi tutto nell’articolo Strategia digital: cosa scelgo tra sito e social?

Rendere il tuo sito accessibile: vincolo normativo o occasione per migliorare?
Dopo aver parlato di paure legate alla strategia, veniamo a un altro tipo di dubbio frequente: “Ma devo adeguare il mio sito per l’ European Accessibility Act?”
Questo tema è diventato centrale in molti confronti, perché il 28 giugno entreranno in vigore le nuove norme europee sull’accessibilità digitale. Per prepararci Alessandro e io è da un po’ che ci documentiamo. Nelle scorse settimane abbiamo seguito tre corsi pratici sull’accessibilità, organizzati da AgID (Agenzia per l’Italia Digitale).
Ci hanno aiutato a capire come applicare i principi dell’accessibilità nei siti che realizziamo. E abbiamo deciso di partire dal nostro: sarà il primo a cui metteremo mano, per dare il buon esempio. Non lo facciamo per paura di una sanzione — noi non rientriamo nelle aziende indicate dalla legge — ma per rispetto verso chi ha più difficoltà di noi, e perché crediamo in un web più umano e accessibile per tutte le persone.
Nel nostro ultimo articolo del blog abbiamo provato a raccontare cosa prevede la normativa e perché non riguarda solo i grandi portali o i siti della Pubblica Amministrazione. Abbiamo raccolto dubbi, domande e paure — e le abbiamo trasformate in una guida chiara e pratica.
Soprattutto, abbiamo cercato di spostare lo sguardo su quanto dicevo sopra: non si tratta solo di applicare una norma, ma di progettare con più precisione e rispetto per chi naviga.
Perché l’accessibilità è un’occasione per migliorare l’esperienza per tuttə, anche per chi è in difficoltà per disabilità momentanee o semplicemente sta navigando in una situazione disagiata, che sia per le condizioni di luce, di stanchezza o di problemi della rete.
Se ti interessa approfondire, leggi l’articolo: Sito web accessibile: quello che devi sapere per essere a norma.

Ispirazioni per visionari digitali
Anche quando si parla di AI ci sono diversie paure che tornano spesso nei discorsi. Ultimamente mi è capitato di parlarne anche con amici che fanno un lavoro diverso dal mio, e molti di loro hanno espresso il timore che l’intelligenza artificiale possa sostituirli, renderli meno utili, fino a far perdere loro il lavoro. È una paura concreta, che merita attenzione. In alcuni settori è già successo, ed è normale chiedersi se o quando toccherà anche a noi.
Io al momento ho deciso di non vivere con questa ansia. Non perché mi senta al sicuro. Piuttosto perché ho deciso di studiare, di capire, di usare con consapevolezza i nuovi strumenti che abbiamo a disposizione. Penso che oggi più che mai abbiamo bisogno di riportare l’attenzione sulle caratteristiche che ci distinguono come umani. L’empatia, il senso critico, la capacità di creare relazioni tra persone. È in queste nostre capacità che risiede il nostro valore.
Ed è con questo spirito che è nata Youpiter. Una piattaforma di cross-learning progettata per sviluppare le competenze 100% umane che servono per lavorare nell’era dell’AI. Ho avuto l’onore di essere stata selezionata per testarla in anteprima da Federico Favot e Jacopo Perfetti, i docenti con cui avevo seguito anche il corso “Prompt chi parla” (te ne avevo parlato nella newsletter di febbraio). Entrambi credono nel potere trasformativo della formazione e nella possibilità di costruire un rapporto sano e utile con l’intelligenza artificiale.
Youpiter è una piattaforma che ci invita a guardare l’AI come uno strumento che possiamo guidare grazie alle nostre competenze, non come qualcosa da subire passivamente.
Il lancio ufficiale è previsto per settembre, ma in questi giorni gli autori stanno cercando altri tester per la fase beta. Se ti incuriosisce, puoi candidarti compilando questo form.
Io lo trovo un modo concreto per attraversare questo cambiamento senza subirlo, continuando a mettere al centro ciò che ci rende davvero umani.
Grazie, come sempre, per essere qui. La tua presenza, anche silenziosa, è importante.
Se ti va di scrivermi — anche solo per raccontarmi cosa ti ha colpito di più, o su cosa ti trovi d’accordo (o in disaccordo) — leggerò volentieri il tuo messaggio e ti risponderò con piacere.
